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Battesimo di Cristo

Autore
Andrea del Verrocchio (Firenze 1435- Venezia 1488) Leonardo da Vinci (Vinci 1452 – Amboise 1519)
Data
1475 c.
Collezione
Collocazione
Sala 35
Tecnica
Tempera e olio su tavola 
Dimensioni
177 x 151 cm
Iscrizioni

ECCE AGNUS DEI [QUI TOLLIT PECCATA MUNDI]

Inventario
Inv. 1890 n. 8358

Sulle rive del fiume Giordano, in Palestina, Gesù riceve il sacramento del battesimo da san Giovanni, che gli terge la testa versando dell’acqua. Il Battista sorregge un’esile croce e un cartiglio iscritto con l’annuncio dell’avvento del Salvatore: ECCE AGNUS DEI [QUI TOLLIT PECCATA MUNDI] (Ecco l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo; Vangelo di Giovanni 1, 29). Assistono all’evento due angeli inginocchiati, uno dei quali sorregge la veste di Gesù.

Lo storiografo Giorgio Vasari, alla metà del XVI secolo, racconta che per l’esecuzione del dipinto Andrea del Verrocchio si avvalse della collaborazione del suo giovane allievo Leonardo, che eseguì con straordinaria maestria la figura dell’angelo di sinistra, tanto da indispettire il più anziano Verrocchio. Gli studi odierni sono orientati a ritenere che l’intervento di Leonardo sia stato più ampio e che sia intervenuto anche nell’esecuzione del suggestivo paesaggio fluviale, su cui degrada la luce dorata, e della figura di Cristo. Era del resto usuale, nell’organizzazione delle officine artistiche del Quattrocento, che il capobottega ideasse l’opera, lasciando poi l’esecuzione di parti secondarie ad allievi e collaboratori. E’ probabile che nella tavola col Battesimo di Cristo, oltre a Verrocchio e a Leonardo, abbia lavorato anche un altro pittore, più vecchio, come suggerisce il carattere meno evoluto di alcuni dettagli, quali ad esempio le mani di Dio Padre e la colomba dello Spirito Santo, in alto. L’angelo di Leonardo spicca invece per l’articolata posa del corpo, di cui si scorge insieme le spalle e il tenero volto giovanile, come stesse voltandosi, e la straordinaria naturalezza dei panneggi del manto azzurro.

La tavola proviene dalla chiesa del monastero vallombrosano di San Salvi a Firenze. Passò quindi nel 1730 ad un altro insediamento vallombrosano fiorentino, quello di Santa Verdiana, ed è pervenuta nelle raccolte delle gallerie fiorentine nel 1810. Agli Uffizi dal 1919.