Niobide cd. Chiaramonti II d.C.
Niobide fuggente II d.C.
Niobide cadente o Psiche II d.C.
Niobide in ginocchio II d.C.
Niobide in atto di salire su una roccia II d.C.
Musa c.d. Anchyrroe
Musa Melpomene restaurata come Niobide
Niobe con la figlia minore
Niobide che sale su una roccia
Niobide in fuga su una roccia
Niobide in ginocchio c.d. Narkisso
Niobide inginocchiato
Niobide maggiore
Niobide minore
Niobide morente
Pedagogo
Selene Luna c.d. Trophòs
Francesco Carradori, lunetta con rilievo in stucco
Pieter Paul Rubens (Siegen, 28 giugno 1577 – Anversa, 30 maggio 1640)‘L’ingresso di Enrico IV a Parigi'
Pieter Paul Rubens (Siegen, 28 giugno 1577 – Anversa, 30 maggio 1640)'Enrico IV alla Battaglia di Ivry'
Niobide cd. Chiaramonti II d.C.Niobide fuggente II d.C.Niobide cadente o Psiche II d.C.Niobide in ginocchio II d.C.Niobide in atto di salire su una roccia II d.C.Musa c.d. AnchyrroeMusa Melpomene restaurata come NiobideNiobe con la figlia minoreNiobide che sale su una rocciaNiobide in fuga su una rocciaNiobide in ginocchio c.d. NarkissoNiobide inginocchiatoNiobide maggioreNiobide minoreNiobide morentePedagogoSelene Luna c.d. TrophòsFrancesco Carradori, lunetta con rilievo in stuccoPieter Paul Rubens (Siegen, 28 giugno 1577 – Anversa, 30 maggio 1640)‘L’ingresso di Enrico IV a Parigi'Pieter Paul Rubens (Siegen, 28 giugno 1577 – Anversa, 30 maggio 1640)'Enrico IV alla Battaglia di Ivry'

Sala della Niobe

Collezione
Bibliografia

M. Maugeri, L’allestimento della Sala della Niobe agli Uffizi e un ritrovato ritratto dello Zoffany, Studi di Storia dell’Arte 9 (1998), pp. 277-297; L. Baldini Giusti, La Sala della Niobe agli Uffizi, Amici di Palazzo Pitti. Bollettino 2013, pp. 52-61;E. Spalletti, Gli allestimenti della quadreria nella Sala della Niobe, in Il Teatro di Niobe. La rinascita agli Uffizi di una sala regia, a cura di A. Natali – A. Romualdi, Firenze 2009, pp. 25-54;A. Godoli, La Sala della Niobe oggi: questioni di metodo, in Il Teatro di Niobe. La rinascita agli Uffizi di una sala regia, a cura di A. Natali – A. Romualdi, Firenze 2009, pp. 145-159

La sala della Niobe è un prezioso esempio di architettura neoclassica voluto dal Granduca Pietro Leopoldo di Lorena per offrire una degna cornice al gruppo scultoreo rinvenuto a Roma nei primi mesi del 1583 nella vigna appartenuta a Gabriele e Tomaso Tommasini, posta a breve distanza da San Giovanni in Laterano. La fortuita scoperta portò alla luce tredici sculture, in massima parte ancora in un invidiabile stato di conservazione. La scoperta, di per sé già sensazionale considerato il numero dei marmi rinvenuti, apparve a tutti ancora più singolare dal momento che la quasi totalità delle statue componeva un grandioso gruppo che illustrava una delle storie più tragiche del mito antico: l’uccisione dei figli di Niobe. Questa donna, moglie di Amphione re di Tebe, aveva, infatti, insultato Latona, dichiarando di essere una madre migliore di lei. Questo atto di tracotanza (hybris in greco) fu duramente punito dalla dea che inviò i figli Apollo e Artemide a uccidere i sette figli maschi e le sette figlie femmine dell’insolente donna. Niobe, straziata dal dolore, anche se trasformata in pietra, non cessò di piangere e le sue lacrime si mutarono in una fonte perenne.

I Niobidi, sin dalla fine del XVI secolo, furono sistemati nei giardini di Villa Medici sul Pincio per poi essere trasferiti a Firenze nel 1770 sempre per volere del granduca Pietro Leopoldo. La sala destinata ad accoglierli, frutto di complessi lavori di ristrutturazione e di allestimento del grande ambiente situato nel Terzo Corridoio denominato all’epoca “lo Stanzone”, fu inaugurata il 20 febbraio del 1780.

Accanto agli architetti Zanobi del Rosso prima e Gaspare Maria Paoletti poi, lavorarono Giuseppe del Moro, che realizzò la copertura a cassettoni decorata con rosoni dorati, i fratelli Grato e Giocondo Albertolli per gli stucchi, Tommaso Gherardini per i cammei ed i motivi a grottesca lungo gli strombi delle finestre ed il pittore Filippo Lucci che dipinse le basi delle statue. Nel 1781 Francesco Carradori plasmò i rilievi in stucco delle 4 lunette della sala, nelle quali troviamo raffigurati, fra gli altri, Apollo e Artemide saettanti.

Luigi Lanzi, nel volume dal titolo “La Reale Galleria di Firenze accresciuta e riordinata per comando di S.A.R. l’Arciduca Granduca di Toscana”, pubblicato nel 1782, definì la sala “una Regia”, simile nel gusto a qualche camera delle Terme di Tito, ma incomparabilmente più ricca dei modelli di epoca romana.

Particolare interesse riveste la decorazione all’antica realizzata da Tommaso Gherardini, ispirata alle tavole di due libri all’avanguardia nella prima metà del Settecento per lo studio del mondo antico: il Museum Florentinum di Anton Francesco Gori e Le antichità di Ercolano esposte edito dalla Regia Stamperia di Napoli.

La sala infine ospita due imponenti dipinti di Pieter Paul Rubens (Siegen, 28 giugno 1577 – Anversa, 30 maggio 1640), i più grandi della Galleria: si tratta di due tele en pendant, ‘L’ingresso di Enrico IV a Parigi’ ed ‘Enrico IV alla Battaglia di Ivry’, parte di una serie di dipinti sulla vita del re di Francia, ordinata dalla regina Maria de' Medici per il Palazzo del Lussemburgo e rimasta incompleta. Furono acquistati da Cosimo III de’Medici nel 1686. La parete che fronteggia i finestroni accoglie altre due maestose tele: 'Il Senato fiorentino rende omaggio a Ferdinando II de' Medici eletto Granduca', opera del 1625 del pittore di corte Justus Suttermans (Anversa 1597- Firenze 1681), il cui modello preparatorio è esposto in Galleria Palatina, e la tela raffigurante il 'Ratto di Proserpina', opera di Giuseppe Grisoni (Firenze 1692 – Roma, 1769). Quest'ultima immagine è tratta dal cartone che il pittore aveva preparato, nel 1732, per la serie di arazzi detta 'degli Elementi' destinati all’Arazzeria Medicea e a cui avevano preso parte anche altri pittori famosi di ambiente toscano. Il ratto di Proserpina avrebbe rappresentato l'elemento del fuoco.

Testo
Fabrizio Paolucci