Il corridoio di Mezzogiorno (o Secondo Corridoio)
La scultura
L’estensione dell’arredo scultoreo antico al secondo e terzo corridoio si completò alla fine del XVII secolo sia grazie all’acquisto di nuovi consistenti nuclei di opere sul mercato romano, che all’afflusso di opere già da tempo di proprietà della famiglia ma destinate, sino ad allora, all’arredo di Villa Medici a Roma. Fra gli anni settanta e ottanta del XVI secolo, in questo grandioso complesso eretto sul Pincio, Ferdinando che, prima di divenire granduca, aveva ricoperto la carica di cardinale, dette vita ad una raccolta di antichità eccezionale per numero e qualità, di cui fecero parte capolavori come il gruppo dei Niobidi, la Venere dei Medici, i Lottatori e il Marsia bianco. Il trasferimento di queste sculture a Firenze, iniziato sotto il regno di Cosimo III, si completò solo sotto la dinastia lorenese, fra il 1770 e il 1780.
Il corridoio di mezzogiorno, in particolare, era destinato ad ospitare i grandi bronzi antichi come la Chimera, capolavoro della bronzistica etrusca dei primi del IV secolo a.C., e l’Arringatore, raro esempio della statuaria ufficiale degli inizi del I secolo a.C. Queste opere, insieme ad altre preziose testimonianze della bronzistica romana come l’Idolino e la Minerva di Arezzo, costituirono il vanto delle collezioni medicee e, dopo essere state per secoli esposte in Galleria, furono trasferite solo negli ultimi decenni del XIX secolo al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, dove si trovano ancor oggi.
L’ambiente conserva, invece, l’originaria serie di sculture marmoree, fra le quali spicca uno dei rari originali greci presenti nelle collezioni degli Uffizi, il cosiddetto Alessandro morente, una splendida testa raffigurante in realtà un Tritone o un’altra divinità marina, realizzata da una bottega dell’Asia Minore nel II secolo a.C.
Al centro dell’ambiente, quasi ad evocare l’antica presenza della Chimera, è visibile uno dei rari marmi rimasti allo stato di frammento presenti agli Uffizi. Si tratta del corpo di una lupa realizzato in porfido, prezioso lavoro della scultura romana del II secolo d.C., per lungo tempo conservato a Villa Medici.
Di estremo interesse anche la statua di Musa posta lungo il lato meridionale, firmata sulla base dallo scultore Atticiano originario di Afrodisia di Caria, esempio non frequente di una scultura di soggetto pagano databile all’avanzato IV secolo d.C.
Gli affreschi dei soffitti
Il secondo corridoio, il più corto, che affaccia sul fiume Arno e Ponte Vecchio, fu invero l’ultimo dei tre ad essere decorato, per volere del Granduca Cosimo III de’ Medici che tra il 1696 e il 1699 incaricò i pittori Giuseppe Nicola Nasini, Tommaso Nasini e Giuseppe Tonelli di realizzare un apparato iconografico in continuità con quello del terzo corridoio, terminato nella seconda metà del Seicento, secondo uno schema che a sua volta presenta notevoli differenze rispetto a quello più antico del primo corridoio. Nei soffitti del secondo, infatti, prevale evidentemente il carattere didattico-celebrativo declinato tuttavia secondo un linguaggio radicalmente diverso da quello cinquecentesco: viene definitivamente abbandonato il genere “a grottesca” per lasciare spazio ai soggetti religiosi, con la celebrazione dei santi fiorentini e, più in generale, dei campioni toscani di fede e rigore morale che culminano con la glorificazione dei Granduchi di Toscana personificati come Virtù.
I dipinti della serie Gioviana e Aulica
Nella testata di sinistra, più prossima al Corridoio di Levante, si trovano ancora ritratti eseguiti da Cristofano dell’Altissimo, tra i quali spicca quello di Albrecht Dürer, unico artista presente nella serie fiorentina oltre a Leonardo e Michelangelo. I ritratti dei papi e quelli delle famiglie regnanti di Austria e Inghilterra sono opere posteriori, per la maggior parte eseguiti dal mediocre pittore Carlo Ventura Sacconi e dalla sua bottega durante il terzo decennio del ‘700, quando la collezione fu notevolmente ampliata per volere di Cosimo II e Gian Gastone de’ Medici. Il ritratto del Cardinale Innocenzo Cybo fu invece commissionato nel 1606 a Francesco Bianchi Bonavita, formatosi nelle botteghe granducali.
La Serie Aulica del secondo corridoio continua a celebrare la genealogia della famiglia Medici nel Seicento (con i ritratti del Granduca Ferdinando II e di Maria, regina di Francia), e in particolare l'unione tra i Medici e i della Rovere, qui evocata dall'ultimo duca del casato urbinate Federico Ubaldo, e da Vittoria, sua figlia, che andò in sposa a Ferdinando II portando in dote, da Urbino a Firenze, le inestimabili raccolte d'arte della famiglia, fra cui dipinti di Piero della Francesca, Raffaello, Tiziano, che rappresentano tutt'oggi pietre miliari della collezione degli Uffizi.
