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Ercole e Anteo

Autore
Arte romana
Data
seconda metà del II secolo d.C.
Collocazione
Cortile dell'Ammannati
Tecnica
marmo pentelico (?); marmo di Carrara (restauri moderni)
Dimensioni
cm 248 (altezza)
Inventario
OdA 1911 n. 607

L'immagine di Ercole fu spesso utilizzata da Cosimo I de’Medici come strumento di propaganda ed eroica autorappresentazione. Il gruppo scultoreo raffigura la lotta tra l'eroe e Anteo, figlio di Gea, personificazione della Madre Terra, e di Poseidone, dio del mare. Il gigante Anteo assume nel marmo fiorentino le più comuni dimensioni dell’eroe Ercole. Re di Libia, Anteo sfidava i forestieri in combattimenti corpo a corpo dall’esito segnato: il gigante traeva la sua invincibilità da un portento, il semplice contatto con la madre Terra gli restituiva forza ed energia. Ercole avrebbe superato la prova di forza sollevando da terra il gigante, soffocato in una stretta micidiale. Lo schema iconografico della scultura fiorentina, raffigurante un combattente afferrato alle spalle dall’avversario, è diffuso nell'ambito della produzione vascolare greca a partire dalla fine del VI secolo a.C. Il motivo traeva ispirazione dalla pratica di un combattimento a mani nude, il “pancrazio”, compreso tra le discipline olimpiche già dal 648 a.C.

La scultura, ancora priva di integrazioni, fu sistemata nel cortile del Belvedere a Roma sin dal 1509. Giunta a Palazzo Pitti nel 1564, l'opera fu restaurata e risarcita delle parti mancanti. La figura di Anteo era priva originariamente di testa, spalla, avambraccio sinistro, braccio destro, ventre, e in parte delle due gambe. Le reintegrazioni dell’Ercole interessarono la scapola destra, gli avambracci, le mani ed infine la parte inferiore delle gambe e del sostegno in forma di roccia su cui è gettata la pelle di leone, attributo dell'eroe. Il marmo è replica di un modello statuario di incerta datazione, fissata dagli studiosi tra il IV e il II-I secolo a.C. La tecnica di lavorazione utilizzata nell'esemplare fiorentino sembra riferibile alla seconda metà del II secolo d.C.

 

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