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La Cappella palatina

Data
fine del XVIII secolo
Collocazione
Palazzo Pitti

La Cappella Palatina era originariamente un vasto ambiente incluso fra le stanze adibite a tinello che Bartolomeo Ammannati realizzò al piano terreno del Palazzo, portate a termine nel 1574. In seguito venne arricchita da preziosi paramenti ed adibita prima a sala per le udienze poi a salotto per i Principi Forestieri (1658). Quando Cosimo III sposò Margherita Luisa d’Orleans (1661) l’appartamento venne ristrutturato ed adibito a dimora dei “Principi Sposi”. In quest’occasione le stanze vennero decorate a fresco da Jacopo Chiavistelli con soggetti ed architetture che oggi possiamo solo immaginare, ma che, secondo le descrizioni del tempo, raffiguravano l’impresa di Cosimo e il carro di Apollo tra le allegorie del giorno e della notte sulla volta, i Mesi dell’anno e i segni zodiacali alternati a sfondi di architettura sulle pareti maggiori e l’arme dei Medici e degli Orleans sulle minori.

La trasformazione radicale dell’ambiente avvenne dopo la venuta a Firenze di Pietro Leopoldo (1765) che volle trasformare la sala in cappella. Risalgono a questa ristrutturazione, affidata agli architetti Ruggeri e Paoletti, la realizzazione di palchi per la corte e per i musici, l’apertura della grande finestra ad arco, che sostituì le aperture originali e, sul fronte opposto, l’inserimento delle cantorie. A destra dell’altare fu costruito il coretto destinato ai sovrani, mentre dietro l’altare, nello spessore del muro, fu ricavato lo spazio per ospitare le dame. Il pittore Vincenzo Meucci, infine, con pochi ritocchi mutò il contenuto iconografico degli affreschi del Chiavistelli, trasformandolo da profano a sacro. Il progetto prevedeva tre altari di legno che, nel 1785, vennero sostituiti da un unico altare, disegnato dal pittore Santi Pacini e realizzato utilizzando parti dell’altare della cappella dei Principi di San Lorenzo, mai condotto a termine. Fra queste, sono molto interessanti le due formelle realizzate con commesso di pietre dure a basso rilievo e attribuite a Ludovico Cigoli: la prima costituisce lo sportello del ciborio e rappresenta “l’Adorazione dei Magi” mentre la seconda, posta al centro del paliotto, rappresenta “l’Ultima Cena”. Entrambe le formelle sono racchiuse in splendide cornici di marmo bianco e bronzo dorato, diaspri, agate, calcedoni, quarzi, ametiste e lapislazzuli. Degli argenti sacri che al tempo ornavano la mensa si sono perse le tracce durante il governo francese mentre tuttora in loco è il ‘baldacchino’ in legno argentato e dorato collocato nel 1793.

Fra il 1791 e il 1792 Ferdinando III, succeduto a Pietro Leopoldo, mutò completamente l’assetto decorativo della cappella, operazione che le conferì le forme attuali, secondo il progetto di Bernardo Fallani. Le cantorie vennero arricchite con due colonne di alabastro di Montalcino e le due porte centrali delle pareti maggiori vennero chiuse per dar spazio alle nuove decorazioni a fresco realizzate da Luigi Ademollo. L’artista eseguì anche gli affreschi della volta e le decorazioni delle cantorie e dei coretti raffigurando, con caratteri fortemente scenografici “diversi fatti della vita di Gesù Cristo” (la “Crocifissione” sulla parete destra dell’altare e la “Domenica delle Palme” sulla parete sinistra dell’altare). Ademollo completò la decorazione della Cappella al ritorno di Ferdinando III a Firenze - occupandosi della decorazione del coretto di sinistra della cappella, costruito nel 1823.