Botticelli, Primavera, 1480c, Le Grazie, part.
Botticelli, Primavera, 1480c, Zefiro e Clori, part.
Botticelli, Primavera, 1480c, Mercurio, part.
Botticelli, Primavera, 1480c, Flora, part.
Botticelli, Primavera, 1480c, Le Grazie, part.Botticelli, Primavera, 1480c, Zefiro e Clori, part.Botticelli, Primavera, 1480c, Mercurio, part.Botticelli, Primavera, 1480c, Flora, part.
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La Primavera

Autore
Sandro Botticelli (Firenze 1445 -1510)
Data
1480 circa
Collezione
Collocazione
Sala 10-14
Tecnica
Tempera grassa su tavola
Dimensioni
207 x 319 cm
Inventario
1890 n. 8360

Conosciuto con il nome convenzionale di Primavera, la pittura mostra nove figure della mitologia classica che incedono su un prato fiorito, davanti a un bosco di aranci e alloro. In primo piano a destra, Zefiro abbraccia e feconda la ninfa Clori, raffigurata poco oltre nelle sembianze di Flora, dea della fioritura. Dominano il centro della composizione, leggermente arretrati, la dea dell’amore e della bellezza Venere, castamente vestita, e Cupido, raffigurato bendato mentre scocca il dardo d’amore.  A sinistra danzano in cerchio le tre Grazie, divinità minori benefiche prossime a Venere, e chiude la composizione Mercurio, il messaggero degli dei con indosso elmo e calzari alati, che sfiora col caduceo una nuvola. Pur rimanendo misterioso il complesso significato della composizione, l’opera celebra l’amore, la pace, la prosperità. La vegetazione, il cui colore scuro è in parte dovuto all’alterazione del pigmento originale, è rischiarata dall’abbondanza di fiori e frutti. Sono state riconosciute ben 138 specie di piante diverse, accuratamente descritte da Botticelli servendosi forse di erbari. La cura per i dettagli conferma l’impegno profuso dal maestro in quest’opera, confermato anche dalla perizia tecnica con cui è stata realizzata la stesura pittorica.

Realizzata su un supporto di legno di pioppo, l’opera si trovava alla fine del XV secolo nella casa in via Larga (oggi via Cavour) degli eredi di Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, cugino di Lorenzo il Magnifico; stava appeso sopra un lettuccio, una sorta di cassapanca con schienale caratteristica dell’arredamento delle residenze signorili rinascimentali. Passò poi nella villa di Castello, dove Giorgio Vasari nel 1550 la descriveva insieme alla Nascita di Venere.

 

 

 

 

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