​​​​​​​Santo monaco e donatore

Bernardo Zenale (Treviglio, Bergamo documentato dal 1477 - Milano 1526)
Data
1490 c.
Collezione
Collocazione
Contini Bonacossi
Tecnica
Tempera grassa su tavola
Inventario
Contini Bonacossi n. 9

E’ incerta l’identità del santo monaco che indossa, sopra la tonaca e lo scapolare di colore bianco, un prezioso piviale e impugna il bastone pastorale, entrambi prerogativa degli abati e dei vescovi. In base al colore della veste, potrebbe trattarsi del fondatore dell’ordine cistercense Bernardo di Chiaravalle (1090- 1153), oppure di Baudolino d’Alessandria (VIII secolo), santo molto venerato dall’ordine degli Umiliati e per questo a volte raffigurato con l’abito dell’ordine, sebbene non ne abbia mai fatto parte. Accanto a lui è inginocchiato un religioso dello stesso ordine, che tiene fra le mani il berretto in segno di ossequio. Entrambi guardano verso sinistra. Il dipinto era infatti il pannello laterale di una pala d’altare della quale facevano parte anche la tavola con San Michele Arcangelo ugualmente agli Uffizi (Inventario Contini Bonacossi n. 9) e quella con la Madonna in trono fra santi oggi a Lawrence, USA, Helen Foresman Spencer Museum of Art. Le tre tavole sono accomunate da un analogo inquadramento architettonico, una sorta di loggiato sotto il quale si collocano le figure sacre.

La pala d’altare, destinata forse alla chiesa di un insediamento cistercense oppure dei frati umiliati, è opera di un importante pittore del Rinascimento lombardo, Bernardo Zenale. Il dipinto racchiude gli elementi che caratterizzano la pittura lombarda del tardo Quattrocento, ovvero un rigoroso impianto prospettico, solenni architetture di gusto classico, figure scultoree, verosimiglianza nella resa delle fisionomie e degli oggetti.

Le due tavole oggi agli Uffizi provengono dalla collezione di Gustavo Frizzoni a Bergamo e furono acquistate da Alessandro Contini Bonacossi negli anni Trenta del secolo scorso. Anche il pannello con la Madonna in trono oggi negli Stati Uniti passò per la raccolta Contini Bonacossi e fu venduta dal mercante d’arte al magnate americano Samuel H. Kress intorno al 1935.

Testo
Daniela Parenti