Ritratto di Antonia Minore (cd. Agrippina Maggiore)

Arte romana
Data
prima metà I secolo d.C.
Collezione
Collocazione
II corridoio
Tecnica
marmo greco (testa)
Dimensioni
h. cm 63 (parte antica cm 42)
Inventario
1914 n. 546

I tratti idealizzati di questo volto e le dimensioni maggiori del vero lo identificano come un ritratto ufficiale, mentre l’acconciatura, con i capelli divisi in morbide onde da una scriminatura centrale e raccolti dietro la nuca a formare uno chignon, consente di datarlo sotto la dinastia giulio-claudia (27 a.C. - 68 d.C.). La matrona qui raffigurata, inizialmente identificata con Agrippina Maggiore, nipote di Augusto e sposa di Germanico, è stata più recentemente riconosciuta per alcune caratteristiche fisiognomiche – l’ovale allungato che termina in un mento appuntito, la bocca piccola e le labbra sottili – con Antonia Minore, figlia di Marco Antonio e Ottavia, sorella di Augusto.

L’acconciatura qui mostrata coincide col secondo tipo ritrattistico noto per questa matrona, creato sotto il Principato del figlio Claudio, quando le fu confermato il titolo onorifico di Augusta concessole in vita dal nipote Gaio Caligola, titolo che era la seconda matrona della casa imperiale a portare, seguendo le orme della suocera Livia, sposa di Augusto. Del resto Antonia era stata al centro della vita di corte fin dalla giovinezza, quando il suo matrimonio col figlio di Livia, Claudio Druso, nel 16 a.C., aveva simboleggiato l’unione delle due anime della casa imperiale, la parte giulia e la claudia, occasione nella quale era stato probabilmente creato il suo primo tipo ritrattistico, caratterizzato da una coda di cavallo, visibile ad esempio nel piccolo busto in pietra dura presente nella collezione del Tesoro dei Granduchi in Palazzo Pitti (inv. Gemme 1921 n.794). Negli anni seguenti, prima quale cognata stimata da Tiberio e madre del suo erede Germanico e poi come nonna del principe Gaio, aveva rappresentato uno dei punti di riferimento al femminile di questa dinastia, riuscendo tuttavia a mantenersi in perfetto equilibrio tra l’antico ideale matronale e la nuova posizione di potere, così da divenire un modello per le generazioni successive.

Il ritratto è attribuito a bottega romana; la testa è applicata tramite un intervento di restauro all’altezza del collo su un busto in parte antico e pertinente, in marmo greco, in parte post-antico, in onice, che ne riproduce l’abito.