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Pothos

Arte romana

Data
Età altoimperiale (I-II secolo d.C.)
Collezione
Scultura
Collocazione
Secondo Corridoio (A23)
Tecnica
Marmo greco
Dimensioni
179 cm (altezza)
Inventario
1914 n. 165

La statua fu ammirata e descritta da Winckelmann nel 1755, durante la sua visita a Roma, alla Galleria di Villa Medici sul Pincio, dove l’opera era conservata all’epoca. Il “padre dell’archeologia”, in modo analogo a quanto facevano altri studiosi dell’epoca, identificò il soggetto come un giovane Apollo, coronato di alloro e affiancato da un uccello acquatico posto ai suoi piedi. Su suggerimento del pittore Raphael Mengs, nel 1780 l’opera fu poi trasferita a Firenze dal Granduca Pietro Leopoldo. Nel secolo successivo la statua andò perdendo di interesse fra gli studiosi, perché giudicata poco utile alla ricerca di stampo filologico, a causa delle sue numerose integrazioni (testa, braccia, piedi). Agli inizi del Novecento, Adolf Furtwängler, grazie al confronto con alcune gemme incise, riconobbe in questa iconografia tramandataci da decine di repliche l’immagine del Pothos, divinità minore del corteo di Afrodite, incarnante lo struggimento amoroso. L’archetipo sarebbe quindi stato opera di Skopas di Paros, che, stando alle fonti antiche, realizzò un gruppo scultoreo con la raffigurazione del Pothos, Eros e Imeros (personificazione del desiderio) per un santuario greco. Più recentemente si è proposto di ricondurne il modello alla mano di un suo abile allievo attivo, probabilmente, verso il 300-250 a.C

 

Modello 3D realizzato in collaborazione con Indiana University. Visita: http://www.digitalsculpture.org/florence/

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