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Icona Decollazione di san Giovanni Battista

Autore
Bottega moscovita
Data
1590-1610 c.
Tecnica
tempera su tavola; argento dorato, filigrana, smalti
Dimensioni
31,2 x 26 cm
Inventario
1890 n. 9355

L’icona illustra le ultime fasi della vita di san Giovanni Battista. La narrazione inizia a destra, con Giovanni che viene condotto fuori di prigione da un armigero per essere giustiziato, secondo il volere del re Erode. Il santo volge lo sguardo verso Gesù Cristo che, sollevato in una nuvola da un angelo, lo benedice. A sinistra Giovanni è raffigurato con le mani legate mentre sta per sta per essere colpito dalla spada impugnata dal giustiziere. La scena è ambientata in una quinta rocciosa e spoglia che richiama il deserto dove Giovanni, ultimo profeta, si era ritirato in penitenza, predicando e annunciando l’arrivo del Figlio di Dio. A sinistra in basso si erge un piccolo albero fra le cui radici è appoggiata una scure, citazione dal sermone di Giovanni tramandato dai Vangeli (Matteo 3, 10; Luca 3, 9). Il centro della composizione, in primo piano, è occupato dalla testa decollata del martire, adagiata in un bacile d’oro nella cavità della roccia.

La venerazione per la decollazione del Battista crebbe nella Rus’ all’epoca dello zar Ivan il Terribile (1529-1584), il cui onomastico cadeva nel giorno della festa dedicata al martirio del santo (29 agosto). L’icona delle Gallerie degli Uffizi fu eseguita fra la fine del XVI secolo e l’inizio del secolo seguente in una bottega della capitale Mosca. Inserti di lamina d’argento e smalti, l’impiego della filigrana per l’aureola di Cristo, il sottile tratteggio dorato eseguito ad assist (foglia d’oro a decalco), rendono questa icone assai raffinata e preziosa. Il rivestimento in argento dorato realizzato a basma, ovvero con alcune sottili lamine metalliche applicate sull’icona, è coevo alla realizzazione della pittura.

Non sappiamo quando l’immagine sacra sia pervenuta a Firenze, ma è probabilmente da identificare con una delle suppellettili conservate nella Cappella delle Reliquie di Palazzo Pitti già nel 1639, all’epoca dei granduchi Ferdinando II de’ Medici e Vittoria della Rovere.