Ganimede con l’aquila

Arte romana
Data
Età alto imperiale (I-II d.C. secolo)
Collezione
Collocazione
Terzo Corridoio (A24)
Tecnica
Marmo italico
Dimensioni
142 cm (altezza)
Bibliografia

A. Romualdi (a cura di), Studi e restauri. I marmi antichi della Galleria degli Uffizi, II, Firenze, Polistampa, 2007 (con contributi di D. Manna, Ganimede con l’aquila. Il restauro, pp. 166-177); F. Paolucci, Gruppo di Ganimede con aquila, in “Mythologica et Erotica”,  (rivedere le pp.); G. A. Mansuelli, Gallerie degli Uffizi. Le sculture, Vol. I, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1958, n°111, p.p. 142-143, e bibliografia precedente.

Inventario
1914 n.128

Il gruppo raffigura il giovane principe troiano Ganimede in piena nudità, affiancato da Zeus sotto forma di aquila, giunto a lui per rapirlo e portarlo con sé sull’Olimpo, dove otterrà l’immortalità servendo gli dei come coppiere. Nota fin dal Cinquecento, l’opera passò dalla collezione Capranica-Valle a Villa Medici, dove rimase fino al 1780, anno del suo definitivo trasferimento a Firenze. A livello scultoreo, sono sicuramente di integrazione la testa e il collo di Ganimede, così come la sua spalla, il braccio sinistro e parte dell’avambraccio destro, e ancora il tronco d’albero a cui il giovane si appoggia, e la testa e l’ala sinistra dell’aquila. Il soggetto trovò grande fortuna nella Roma imperiale: Mansuelli ha ipotizzato una sua derivazione da un’opera inquadrabile cronologicamente nel periodo tardo-ellenistico. E’, però, più probabile riconoscere nella statua fiorentina e in altre repliche di questo modello, come una, sempre di età antonina, conservata al museo Archeologico Nazionale di Napoli, degli esempi di rielaborazioni di età imperiale prive di un preciso prototipo normativo nell’arte greca.

Testo
Fabrizio Paolucci