Condividi

San Giovanni Evangelista e San Francesco d'Assisi

Autore
Dominikos Theotokopulos detto El Greco (Candia 1541 – Toledo 1614)
Data
1600
Collezione
Collocazione
Sala 84a
Tecnica
olio su tela
Dimensioni
110 x 86,5 cm
Inventario
1890 n.9493

Dominikos Theotokopulus, soprannominato El Greco per le sue origini cretesi, svolse il suo apprendistato nella terra natale. Nel 1566 si trasferì a Venezia dove ebbe l’opportunità di conoscere le opere di Tiziano e di Tintoretto, subendo in particolare l’influenza di quest’ultimo, la cui pittura intensa e drammatica lo impressionò profondamente. Quattro anni più tardi raggiunse Roma dove studiò il percorso artistico dei principali pittori manieristi. Infine nel 1577 si trasferì a Toledo, dove rimase fino alla morte.

Partendo dall’esperienza della pittura italiana, El Greco sviluppò uno stile profondamente soggettivo, basato sul primato dell’immaginazione: da Tintoretto mutuò il senso del movimento e l’utilizzo drammatico della luce, da Tiziano imparò l’uso espressivo del colore, dagli artisti manieristi le linee sinuose ed allungate, approdando ad una pittura tormentata e tragica, carica d’intensità emotiva, talvolta così visionaria da renderlo uno dei maestri a cui guarderà la pittura Espressionista.

Il dipinto fu acquistato dagli Uffizi nel 1976 poiché la Galleria non possedeva nessuna opera di questo artista, considerato tra i più importanti pittori spagnoli di tutti i tempi.

I due santi, dai corpi allungati e dai volti sofferenti, incombono in primo piano contro un cielo denso di nubi plumbee. San Giovanni sorregge un calice d’oro dal quale esce un drago alato. Il particolare è una rara iconografia che fa riferimento ad un episodio della vita del Santo narrato nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine. Vi si racconta che il sacerdote del tempio di Diana a Efeso chiese a Giovanni di dimostrare la forza della sua fede cristiana, bevendo una coppa di veleno. Per dimostrarne l’effetto il sacerdote fece prima bere dal calice due condannati che morirono all’istante. Giovanni non solo rimase immune al veleno, ma subito dopo aver bevuto resuscitò anche i due morti. La raffigurazione del calice e del drago divenne il simbolo della contrapposizione fra la Chiesa e Satana, tema particolarmente caro alla Controriforma Cattolica, impegnata in quegli anni a combattere l’eresia protestante. I dipinti della tarda produzione di El Greco, come questo, mostrano infatti di risentire in maniera sempre più profonda del clima intensamente religioso della Spagna del tempo. L’opera è carica di un’atmosfera visionaria e drammatica volta a incutere nello spettatore un forte turbamento spirituale.