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Anfiteatro di Boboli

Autore
Niccolò Pericoli, detto il Tribolo (impianto); Giulio Parigi (architettura)

L'Anfiteatro progettato dal Tribolo per Eleonora di Toledo e realizzato nel 1550 dopo la morte del suo ideatore, era concepito come un’architettura vegetale, un Anfiteatro di Verzura che costituiva l’ingegnosa trasformazione della cava di pietra forte da cui era stato estratto il materiale per la costruzione di Palazzo Pitti. Fu Cosimo II, nell’ambito dell’ampliamento del Palazzo, a decidere di trasformarlo in un anfiteatro in muratura. I lavori vennero ripresi nel 1630 per volere di Ferdinando II, sotto la guida di Giulio Parigi, e si conclusero nel 1634. L'Anfiteatro assunse così un aspetto simile a quello attuale, documentato da numerose incisioni che testimoniano gli allestimenti per feste e caroselli.

Dopo la rappresentazione tenutasi nel 1739 per l’arrivo del Granduca Francesco Stefano di Lorena, la platea venne trasformata in un giardino formale o all’italiana, e l’Anfiteatro perse la sua funzione di luogo per gli spettacoli. A metà Settecento l’Anfiteatro fu restaurato e venne costruito un ampio viale carrozzabile per collegarlo più agevolmente al Cortile di Bacco (1764-65). Venne anche innalzato il livello della platea, con il conseguenze interramento parziale dei vomitoria, i corridoi di accesso. Con l’arrivo di Pietro Leopoldo nel 1765 il teatro divenne ambientazione perfetta per le feste campestri, allora molto in voga, che il Granduca volle in alcuni casi aprire al pubblico.

Nel periodo lorenese vennero inseriti anche l’obelisco egizio e la vasca di granito rosso che si trovano attualmente al centro della platea e che provengono dalle collezioni di Villa Medici a Roma: l’obelisco fu innalzato nel 1790, sotto Pietro Leopoldo, su progetto di Niccolò Gaspero Paoletti; la vasca venne sistemata sulla base nel 1840, sotto Leopoldo II, su progetto di Pasquale Poccianti.

L’aspetto attuale dell’Anfiteatro non si discosta da quello dell’ultimo periodo lorenese, tuttavia nel corso del Novecento la struttura è stata sottoposta a un restauro estensivo, con rifacimento dei paramenti lapidei.