Venere al bagno

Giambologna (Douai 1529 - Firenze 1608)
Data
1572-1584
Collocazione
Grotta Grande (Grotta del Buontalenti)
Tecnica
Marmo
Dimensioni
Altezza 140 cm
Bibliografia

D.Heikamp, in G. Capecchi, D. Heikamp, A. Fara, V. Saladino, Palazzo Pitti. La reggia rivelata, Catalogo della mostra (Firenze, Palazzo Pitti, 7 dicembre 2003-31 maggio 2004), Firenze 2003 n. 186, p. 654

Inventario
Giardino di Boboli n. 6

Il tema della divinità che esce dal bagno era molto diffuso nella scultura da giardino, specialmente per adornare le fontane. In quest’opera colpisce la posa sinuosa di Venere, che invita a girare attorno alla statua per osservarla da tutti i punti di vista. Si tratta di una magistrale interpretazione della figura serpentinata tipica del manierismo, che Giambologna padroneggia sapientemente in molte altre opere. Il plinto ottagonale su cui la dea poggia i piedi alluderebbe proprio alla teoria delle otto vedute principali che si possono avere di una scultura, girandoci attorno. La rotazione della testa e il delicato modellato potrebbero essere desunte dalla ‘Venere dei Medici’ , opera ceduta da Alfonso d’Este a Ferdinando de’ Medici nel 1575 e che sarebbe stata trasferita a Firenze soltanto nel 1677.

L’opera di Giambologna, citata da Raffaello Borghini e Filippo Baldinucci, risale probabilmente al 1573, ma la fontana sulla quale essa è attualmente collocata fu realizzata soltanto nel 1593. La Venere non era dunque pensata fin dall’inizio per questa destinazione nella Grotta Grande, che subentrò in un secondo momento. La vasca è realizzata in marmo verde africano e marmo rosso “Portasanta”, con quattro mascheroni in marmo bianco, mentre la roccia centrale su cui si eleva Venere è incrostata di spugne, quarzi e conchiglie, materiali che si ritrovano nelle pareti della Grotta, per simulare delle concrezioni di origine naturale.

Testo
Elena Marconi; Arianna Borga