Paolo Uccello, Santa Monica
Paolo Uccello, Santa Monica
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Santa Monica e due fanciulli oranti

Autore
Paolo Uccello (Firenze 1397 – 1475)
Data
1430-1435 circa
Collezione
Collocazione
Conti Bonacossi
Tecnica
Tempera su tavola
Dimensioni
79 x 35 cm
Inventario
Inventario 1890 n. 10096

 

Il frammento è quanto rimane di una composizione raffigurante forse la Madonna col Bambino attorniata da vari santi, soggetto detto anche Sacra Conversazione. Il tema sacro era ambientato entro un’architettura di cui si intravede la fuga prospettica dell’architrave in alto. Si tende a identificare la santa con Monica (331-387), la madre del filosofo e teologo Sant’Agostino, che col suo amore e le sue preghiere riuscì a convertire al cristianesimo il figlio. Gli abiti neri, indossati insieme al soggolo bianco che cela testa e collo, ricordano quelli di una monaca, ma erano caratteristici anche delle vedove, quale era Monica. Il culto per la santa conobbe in Italia un notevole incremento a seguito dalla traslazione delle sue reliquie da Ostia a Roma, nel 1430. Monica tiene fra le mani una piccola croce e il circulum precatorium, una filza di grani per recitare le preghiere. Ai suoi piedi, due fanciulli pregano a mani giunte. L’oggetto visibile a sinistra potrebbe essere l’impugnatura di uno strumento musicale retto da un angelo oppure un frammento dell’attributo identificativo di un altro santo, forse il coltello con cui fu ucciso Pietro martire (1202-1252). Con l’iconografia di San Pietro martire, frate dell’ordine domenicano, si accorderebbe anche il manto scuro di cui si intravede un lembo in basso a sinistra.

Pur nell’odierno stato frammentario della pala d’altare, si apprezza l’impianto scenico della composizione ideata da Paolo Uccello, maestro nell’uso della prospettiva e protagonista della pittura rinascimentale a Firenze e in Italia nord-orientale. Della sua abilità, il maestro dà prova nella resa dell’aureola, simile a un solido piatto d’oro visto da sotto in su. L’andamento delle ampie vesti indossate dalla santa amplifica la monumentalità della figura, plasmata dalla luce che accarezza il chiaro incarnato.

Già nella raccolta Contini Bonacossi e vincolato come bene d’interesse culturale, il dipinto è stato acquistato dallo Stato nel 2002 esercitando il diritto di prelazione.