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Sala di Giove

Autore
Pietro Berrettini detto Pietro da Cortona (Cortona 1597 - Roma 1669)
Data
1642 - 1644
Tecnica
Affreschi e stucchi

La sala in epoca medicea era adibita a Sala dell’Udienza o del Trono, e ancora oggi si notano, al di sotto della volta affrescata, i ganci a cui veniva appeso il baldacchino che sovrastava il podio dove il granduca teneva le udienze pubbliche. Il ricco complesso ornato di affreschi, stucchi bianchi e dorati, e pennacchi decorati con conchiglie, esalta il ruolo pubblico di questo ambiente e rappresenta la summa delle capacità artistiche di Pietro da Cortona, che qui dissemina invenzioni straordinarie nei più piccoli dettagli. Tutto è attribuibile alla sua regia, a partire dai molti disegni preparatori – oggi in gran parte conservati presso il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie degli Uffizi –, fino al diretto coordinamento delle maestranze impegnate sui ponteggi: pittori, doratori, muratori e stuccatori.

Il tema qui scelto, Giove che incorona il principe, a cui Ercole ha consegnato la sua clava, mette in risalto il ruolo di comando che la stirpe dei Medici era chiamata a rivestire e legittima l’ascesa del giovane erede al potere granducale, concludendone il percorso educativo dipanato nelle sale precedenti, ed evocato nelle lunette ad affresco in cui vengono ritratte le molte divinità dell’Olimpo – Minerva, Apollo, Mercurio, Marte – che lo hanno accompagnato e supportato nel suo ideale percorso formativo, dall’adolescenza all’età senile. Vittorioso, il principe scende dunque dalla nave degli Argonauti, seguito dalla Vittoria che incide la lettera M (Medici) sullo scudo, ed è accolto da Giove attorniato da quattro personaggi femminili, probabili raffigurazioni allegoriche, omaggio dell’iconografo alle Medicea Sidera , ovvero i quattro satelliti del pianeta Giove, scoperti da Galileo Galilei ed annunciati nel suo Sidereus Nuncius, dedicato a Cosimo II de’ Medici del 1610.