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Ritratto di Vibia Sabina c.d. Matidia

Autore
Arte romana
Data
Età adrianea
Collezione
Collocazione
Corridoio di Levante
Tecnica
Marmo greco a grana grossa (testa)/ marmo italico (busto)
Dimensioni
83,2 cm. (altezza)
Inventario
1914 n. 151

Il ritratto è presente nella Galleria fin dal 1704, anche se la raffigurazione di una Matidia è ricordata già in documenti della seconda metà del Seicento. La testa, lievemente ruotata a sinistra, presenta un volto femminile allungato, con occhi a mandorla, palpebre rilevate, pupille e iridi non incise. Sulla fronte, il volto è incorniciato da una banda di capelli schiacciati, resi con incisioni a mezzaluna e sormontati da riccioli sinuosi, che nascondono in parte la crocchia retrostante. Per la sua somiglianza con un ritratto proveniente dall’Africa Proconsolare, si ritiene più corretto identificare il volto con quello della sfortunata Vibia Sabina, moglie dell’imperatore Adriano, databile verso il 128-130 d.C. Sabina, celebrata dai contemporanei per la sua bellezza, era nipote dell’imperatore Traiano e sposò Adriano nel 100 d.C. per assicurare al futuro pretendente al trono un diretto legame familiare con la famiglia regnante. Nonostante le fonti antiche sottolineino a più riprese la freddezza che caratterizzava il rapporto di Adriano e Sabina, l’imperatore non mancò di celebrare sempre la moglie con onorificenze e immagini pubbliche. Dopo la sua morte, avvenuta poco meno di un anno prima di quella el marito, Adriano ebbe cura che fosse divinizzata. Il busto della statua fiorentina, non pertinente alla testa, appare invece come un’opera successiva, ascrivibile per stile e tipologia della veste al 250-300 d.C.. Sono di restauro elementi del volto (naso, labbra e orecchie), così come parte della crocchia posta sul capo.

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