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Giovane donna seduta al parapetto di una finestra e altri studi, di figura e architettonici

Autore
Raffaello Sanzio (Urbino 1483-Roma 1520)
Data
1511-1514 ca.
Tecnica
Penna e inchiostro, pennello e inchiostro diluito, carta
Dimensioni
268 x 346 mm
Iscrizioni

In basso a sinistra, a penna, in grafia antica “DANAE”

Inventario
n. 1973 F recto

Il foglio è un palinsesto di forme, relazioni e significati che si articolano su diversi livelli di lettura. Un primo livello, di natura iconografica, si focalizza soprattutto sulla suggestiva figura femminile, seduta e appoggiata a una sorta di parapetto. A questa si accompagnano uno studio di angeli per l’affresco con l’Apparizione di Dio a Mosè nella volta della Stanza di Eliodoro in Vaticano e degli schizzi architettonici. Questi ultimi, studiati assieme a quelli sul verso, sono stati riferiti agli studi che Raffaello stava conducendo a Roma, essendo divenuto responsabile della Fabbrica di San Pietro dal primo aprile 1514.

La figura di giovane donna trae la sua prima ispirazione da un rilievo di un sarcofago antico un tempo nella collezione Albani del Drago a Roma, oggi nel Museo Nazionale Romano in Palazzo Altemps, che un’interpretazione tradizionale ma erronea identifica come una Nova nupta, ovvero una fanciulla in atto di essere abbigliata per le nozze. L’indicazione proposta dalla scritta “DANAE”, vergata in inchiostro sul margine anteriore del sedile, suggerisce però che per l’Urbinate il rilievo potesse prestarsi a un’interpretazione del mito di Danae; l’eroina sarebbe quindi appoggiata al parapetto della finestra nella torre in cui il padre Acrisio l’aveva rinchiusa per scongiurare il pericolo della sua morte per mano del futuro figlio di Danae. Si tratta di un’interpretazione originale e in continuità con l’iconografia medievale: Danae nel Medioevo, in quanto figura della concezione verginale, riconduceva infatti alla Madonna e all’incarnazione del Verbo; Raffaello intese perciò rimarcare la sua innocenza nel concepimento di Perseo, raffigurandola completamente vestita e del tutto priva delle connotazioni erotiche delle figure concepite in seguito dal Correggio e da Tiziano.

L’Urbinate fu dunque in grado di infondere un’aurea antica a un’immagine ancora esemplata su contenuti moralizzanti medievali e, per di più, contestualizzandola in un verosimile ambiente domestico, dove sia la forma del sedile, sia la foggia dell’abito alludono a un’epoca a lui coeva.

Inoltre, nel foglio fiorentino sembra che siano richiamate simultaneamente le tre arti principali: la scultura, adombrata dall’interpretazione dell’antico rilievo; la pittura, rappresentata dallo studio preparatorio per la volta della Stanza di Eliodoro e l’architettura, presente mediante le idee per San Pietro. Scultura, pittura e architettura vengono poi riunificate dal Disegno, perfettamente in grado di riprodurre l’aggetto scultoreo del rilievo mediante l’inchiostro diluito; la prevalente bidimensionalità dell’affresco tramite ritmi lineari fluenti e il tratteggio diagonale; la volumetria dell’edificio con l’energia segnica rapida e concisa dello schizzo a destra.