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Putto con fulmine

Autore
Arte romana
Data
metà I secolo d.C.
Collezione
Collocazione
Deposito
Tecnica
Marmo pentelico
Dimensioni
130 cm (altezza)
Inventario
1914 n. 325

Questo magnifico rilievo di marmo era in origine più lungo e articolato. Raffigurava una serie di operosi amorini (personificazioni del dio Amore in forma di piccoli fanciulli alati, spesso chiamati putti) recanti gli attributi delle dodici maggiori divinità olimpiche. L’amorino superstite regge il Fulmine di Zeus e possiamo immaginare ulteriori puttini intesi a trasportare sulle spalle la Fiaccola di Demetra o il Forcone di Nettuno. Gli attributi sostenuti dai putti erano destinati a seggi vuoti, ragion per cui il marmo fu definito “rilievo dei troni”. L’opera fu probabilmente realizzata da botteghe greche alla metà del I secolo d.C. per decorare un podio sul quale erano sistemate le statue dell’imperatore Claudio (41-54 d.C.) e dei suoi familiari. L’opera ben nota fin dal Quattrocento, fu attribuita, per la sua qualità, a due dei più celebri scultori dell’antichità classica: Prassitele e Policleto. Il rilievo degli Uffizi è prezioso perché fornisce dati sulle tecniche della statuaria classica. Nelle fonti antiche è scritto che le ali delle sculture raffiguranti personificazioni di Eros erano solitamente foderate con foglia d’oro. La prassi era frequente e tali figure erano dette chrysopteros, ossia con le ali dorate. Indagini scientifiche hanno rilevato lievi tracce di antiche dorature rinvenute, come indicato dalle fonti antiche, nelle pieghe del piumaggio delle ali del putto. Dell’originale colorazione non restano oggi che minuscoli frammenti, invisibili ad occhio nudo. Possiamo dunque solo immaginare l’originale, fastosa doratura. Quasi certamente anche gli altri amorini avevano le ali dorate ed è ipotizzabile che gli attributi delle divinità fossero parimenti colorati. Lo spettatore che si fosse trovato di fronte al podio dell’Imperatore avrebbe potuto godere di un’opera d’arte di notevole raffinatezza ed eleganza.

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