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Madonna col Bambino e i santi Elisabetta, Maddalena (?) e Giovanni Battista detta “Madonna dell’Impannata”

Raffaello (Urbino 1483 – Roma 1520)

Data
1511-1512
Collocazione
Sala di Ulisse
Tecnica
Olio su tavola
Dimensioni
cm 160x126
Inventario
Palatina (1912) n.94

L’interno semplice e spoglio di una stanza, delimitato a sinistra da un tendaggio verde e a destra da un’arcata aperta sul vano della finestra ‘impannata’ ossia chiusa da pannelli di stoffa o di panno, fa da cornice spaziale alla scena. Il gruppo principale è formato dalla Vergine a destra e da due donne a sinistra: quella più anziana, inginocchiata e quasi di spalle, è stata identificata sia con Santa Elisabetta, madre di Giovanni Battista, che con Sant’Anna, madre della Vergine. La più giovane, amorevolmente curvata sulla vecchia ad appoggiare la mano sulla sua spalla, non ha altri elementi distintivi se non la fascia che le raccoglie i capelli, fermata da un nastro scuro che gira intorno alla testa scendendo sotto il mento, ed è stata identificata sia come Santa Caterina d’Alessandria che come Maddalena, santa cui il committente era particolarmente devoto. Il fulcro della composizione è il piccolo Gesù sgambettante, che si aggrappa alla veste materna nel momento stesso in cui Elisabetta glielo porge. Il bimbo gira la testa verso la giovane alle sue spalle, e lei gli sfiora il costato con un dito come a volerlo solleticare. Questo gesto tenerissimo provoca la risata squillante ed eccitata di Gesù, un sentimento di gaiezza che non sfuggì al Vasari il quale nelle sue Vite annotava: “era di tanta bellezza nell’ignudo e nelle fattezze del volto che nel suo ridere rallegra chiunque lo guarda”. Fu il biografo aretino il primo a rammentare le circostanze della committenza del dipinto, ordinato da Bindo Altoviti, ricco mercante e banchiere fiorentino che aveva importanti affari a Roma presso la corte papale, immortalato dall’Urbinate in un indimenticabile ritratto oggi conservato alla National Gallery di Londra. Concepita probabilmente in occasione delle seconde nozze di Bindo con Fiammetta Soderini, la Madonna dell’Impannata fu inviata a Firenze verosimilmente intorno al 1515, nel palazzo di famiglia situato nel Borgo Santi Apostoli dove rimase per più di tre decenni, sollecitando lungamente la mente degli artisti fiorentini, da Andrea del Sarto a Pontormo e altri ancora. Più tardi le fortune di Bindo subirono i rovesci causati dalla sua appartenenza al partito antimediceo sul quale si abbatté la vendetta di Cosimo I de’Medici. I suoi beni toscani furono confiscati e la Madonna dell’Impannata incamerata nelle collezioni medicee nel 1554. Fu Vasari stesso, su incarico del duca, a provvedere al suo allestimento in Palazzo Vecchio, collocandola al centro dell’altare nelle “stanze nuove” cioè l’appartamento di Leone X, in una posizione di primo piano che, rendendo omaggio alla grandezza di Raffaello nella Roma del papa Medici, sanciva anche- esemplarmente- l’affermazione politica di Cosimo.

Il dipinto fu eseguito agli inizi del secondo decennio del Cinquecento, quando Raffaello andava consolidando la sua fama romana dopo aver terminato la prima delle Stanze Vaticane, quella della Segnatura, e si apprestava a principiare la Stanza di Eliodoro. Il confronto a distanza con Michelangelo e l’assimilazione sempre più profonda della statuaria antica stanno alla base di questa pittura, nella quale i colori sapientemente calibrati, l’andamento dei panneggi, fluido e corposo al tempo stesso, la dolcezza infinita delle espressioni, ciascuna attentamente studiata nella sua declinazione emotiva, compongono i tratti di quella ‘grazia’ che fin da subito storiografi e letterati riconobbero come qualità distintiva di Raffaello.

A quest’invenzione così originale il pittore giunse però dopo aver progettato, e in parte realizzato, una composizione differente, prevedendo a destra della Vergine un uomo barbuto di profilo, rivelato dalle indagini radiografiche eseguite nel 1938. Doveva trattarsi senz’altro di San Giuseppe, naturale complemento del racconto evangelico dell’infanzia di Gesù e della sua traduzione pittorica, ma fu sostituita in un secondo momento da un San Giovannino, sistemato un poco più in basso sulla preziosa pelle di leopardo e insignito del compito di indicare allo spettatore l’incontro di affetti che si sta consumando al centro della scena. Altri esami diagnostici, effettuati in occasione dell’ultimo restauro nel 2017 presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, hanno certificato che pure la giovane santa aveva una posizione diversa, più arretrata e di profilo. Anche per questi motivi una parte degli studiosi ritiene che solo le due sante siano state portate a termine personalmente dal maestro, mentre i due bambini e la Vergine sarebbero stati completati dagli allievi. Due disegni, rispettivamente a Windsor Castle (Inv. RL12742) e a Berlino (Kupferstichkabinett, Inv. 2231), approfondiscono la posizione e l’attitudine delle figure centrali.

Bibliografia

Raffaello a Firenze. Dipinti e disegni delle collezioni fiorentine, catalogo della mostra (Firenze, Palazzo Pitti, 11 gennaio - 29 aprile 1984), a cura di L.Berti e M.Chiarini,  Firenze - Milano 1984, pp. 67-68; Ritratto di un banchiere del Rinascimento: Bindo Altoviti tra Raffaello e Cellini, catalogo della mostra, (Firenze, Museo del Bargello 02 marzo al 15 giugno 2004), A cura di A. Chong, D.Pegazzano e D.Zikos, Boston-Milano 2004; S. Padovani, in I dipinti della Galleria Palatina e degli Appartamenti Reali.Le Scuole dell’Italia Centrale 1450-1530, a cura di S.Padovani in scheda 67, pp.303-314.

Testo di
Anna Bisceglia
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