Vai al contenuto principaleVai al footer

Giuochi, Trattenimenti e Feste Annue che si costumano in Toscana e specialmente in Firenze", per Niccolò Pagni, e Gius. Bardi Firenze 1790

Giuseppe Piattoli (Firenze 1743 – 1823), Carlo Lasinio (Treviso – Pisa 1838)

Data
1790 (data pubblicazione)
Tecnica
Acquaforti acquarellate
Dimensioni
25 tavole, mm 320 x 460
Inventario
14997-15021 St. vol.

Niccolò Pagni e Giuseppe Bardi erano due editori molto attivi nella Firenze degli ultimi due decenni del Settecento e agli inizi dell’Ottocento. Quando intrapresero questo progetto editoriale, che vide la luce nel 1790, avevano già pubblicato un altro volume di stampe di tema popolaresco, che era stato accolto con favore: la Raccolta di quaranta proverbi toscani (1786). Dopo i Proverbi e i Giuochi, tornarono ancora su un tema dello stesso tenore con I contadini della Toscana espressi al naturale secondo le diverse loro vestiture (1796). Per tutte e tre le opere coinvolsero, come incisore delle matrici in rame o come supervisore alla loro esecuzione, il professore di “intaglio” dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, Carlo Lasinio. Il volume sui Giuochi, in particolare, vede coinvolto anche un altro docente della stessa Accademia, titolare dell’insegnamento del disegno, Giuseppe Piattoli, al quale appunto si devono i disegni preparatori per le stampe.

Carlo Lasinio, trevigiano di origini, lavorava a Firenze almeno dal 1779. Fu un incisore di riproduzione molto prolifico, che adottava e rielaborava le tecniche incisorie con il preciso obiettivo di ottenere stampe a colori. Fu dunque un grande sperimentatore, almeno fino alla nomina di conservatore del Camposanto di Pisa nel 1807, carica prestigiosa che lo assorbì molto dal punto di vista lavorativo.

Aveva avuto modo di apprendere la tecnica della stampa a tre o quattro lastre incise e ciascuna inchiostrata con un diverso colore dal francese Edouard Gautier Dagoty durante la permanenza di questi a Firenze. Questa tecnica prevedeva la sovrapposizione di varie impressioni monocromatiche, che producevano sul foglio particolari effetti coloristici e sfumature. Utilizzò anche la tecnica cosiddetta “à la poupée”, con l’inchiostrazione a più colori di una stessa lastra grazie all’utilizzo di piccoli tamponi e mascherine. Per questo volume, invece, adottò la più tradizionale stampa all’acquaforte, dove la matrice in rame veniva incisa con l’acido, successivamente colorata a mano con gli acquarelli.

La serie è composta da un frontespizio più ventiquattro tavole dedicate ad altrettanti giochi. Solo due di esse recano la firma di Lasinio, che per le altre probabilmente si limitò a una supervisione tecnica e stilistica. Le illustrazioni dei giochi - che non sono legati solo al mondo dell’infanzia, ma hanno più frequentemente come protagonisti degli adulti - diventano il pretesto per una descrizione della Firenze di fine Settecento, con i suoi personaggi e gli scorci caratteristici. Sebbene il titolo dell’opera faccia espresso riferimento alle consuetudini toscane e fiorentine, diversi giochi, intrattenimenti e feste qui presentati, con varianti o diverse denominazioni, rispecchiano tradizioni ben radicate anche in altre aree geografiche.

Il volume fu acquistato dal libraio Tammaro De Marinis nel 1909 per la collezione del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, che conserva numerose incisioni di Carlo Lasinio sciolte o riunite in raccolte.

 

Bibliografia

P. Cassinelli, Carlo Lasinio. Incisioni, Firenze 2004, pp. 47-52

Testo di
Laura Donati
Ipervisioni
Vuoi visitare Gli Uffizi?
Organizza la tua visita a Firenze, trova prezzi ed orari del museo.

La Newsletter delle Gallerie degli Uffizi

Iscriviti per restare informato!