Igea

Arte romana
Data
Metà del II secolo d.C.
Collezione
Collocazione
Terzo Corridoio (A24)
Tecnica
Marmo greco
Dimensioni
209 cm (altezza con plinto), 193 cm (altezza senza plinto)
Bibliografia

A. Romualdi (a cura di), Studi e restauri. I marmi antichi della Galleria degli Uffizi, II, Firenze, Polistampa, 2007 (con contributi di F. Guidetti, L’Igea degli Uffizi, pp. 88-115; L. Pierelli, G. Tonini, Il restauro, pp. 117-119) e bibliografia precedente.

Inventario
1914 n. 214

Testimoniata a Roma verso la metà del Cinquecento, l’opera fu acquistata da Ferdinando de’ Medici nel 1584, e dalla fine del Settecento figura nella Galleria. Il collo e le braccia della statua, con i loro attributi, sono di restauro, così come la calotta cranica (moderna). L’opera rappresenta una giovane donna vestita con un lungo chitone, sopra al quale indossa un peplo dorico, fissato sulle spalle, che con una vistosa piega le ricade sul petto. Nella mano sinistra si riconosce una patera per bere, mentre sullo stesso braccio si appoggia un serpente. La statua rappresenta Igea, figlia del dio Esculapio e di Epione e protettrice della salute e dell’igiene. Non sono noti originali con cui questa statua possa essere identificata: per questo, si preferisce definirla come “variante” di epoca romana, rielaborata verso il 150 d.C. Secondo Amelung, la fonte di ispirazione dell’artista va ricercata nell’Eirene e Ploutos di Kephisodotos (ca. 375 a.C.), padre del celebre Prassitele, a cui si uniscono però anche suggestioni da altri modelli di epoca tardo classica e ellenistica.

Testo
Fabrizio Paolucci