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Dispensa con botte, selvaggina, carni e vasellami

Autore
Jacopo Chimenti detto l’Empoli (Firenze 1551 -1640)
Data
1624
Collezione
Collocazione
Sala 97
Tecnica
Olio su tela
Dimensioni
119 x 152 cm
Iscrizioni

.“Di Jacopo da Empoli 1624”

Inventario
1890 n. 8441

Una luce nitida illumina la selvaggina, le carni, gli insaccati e sulla tavola una disparata varietà di cibarie e vasellami, la cui analisi attenta permette anche di capire i gusti alimentari di una casa abbiente dei primi decenni del XVII secolo in Toscana.

Questo dipinto, come l’altro che gli fa da pendant ( inv. 1890 n. 8442 ) attualmente esposto nella medesima sala del Bacco di Caravaggio, fu eseguito dal pittore fiorentino Jacopo Chimenti, chiamato l’Empoli dal nome del luogo di origine della sua famiglia.

Sullo strumento in legno rappresentato all’estrema destra della tela si legge “Di Jacopo da Empoli 1624”. Si tratta dunque di un’opera da assegnare alla fase finale della lunga e apprezzata carriera del pittore che fu soprattutto pittore di ‘ figura’ e autore di molte pale d’altare dai toni narrativi e devoti aderenti al gusto dell’arte promossa dalla Controriforma.

Il dipinto, come il suo pendant (e altri consimili soggetti dell’Empoli che mostrano in primo piano una gran varietà di cibarie), viene chiamato Dispensa, facendo riferimento agli ambienti destinati a stivare e conservare i cibi che affiancavano le grandi cucine dei palazzi e delle ville seicentesche. Le dispense erano dotate di grandi tavolati di legno, scaffalature e lunghe assi di legno lungo le pareti fornite di ganci ai quali appendere le cibarie e gli insaccati da conservare. Tali elementi di arredo trovano riferimento nel dipinto, ma la presenza sulla tavola di cibi già consumati come il mezzo limone spremuto vicino al raffinato sformato, decorato con l’eleganza di un ricamo, o il pane spezzato e sminuzzato, fanno piuttosto pensare alla rappresentazione di un angolo di una fornita cucina dove è in corso la preparazione di un lauto pasto.

Una natura morta così analitica e così veridicamente definita dalle luci in contrasto con le pesanti ombre, ha come evidente presupposto stilistico e culturale la grande novità della natura morta ideata e dipinta da Caravaggio.