Elena e Teseo

Vincenzo de’ Rossi (Fiesole 1525 – Firenze 1587)
Data
1558 - 1560 c.
Collocazione
Grotta del Buontalenti, seconda camera al centro
Tecnica
marmo bianco
Dimensioni
h.182 cm
Bibliografia

R. Schallert, Studien zu Vincenzo de’ Rossi, Hildesheim-Zürich-New York 1998, pp. 201-223 (con bibliografia precedente);B. Castro, Vincenzo de’ Rossi: uno scultore tra Roma e Firenze, in Scultori del Cinquecento, Roma 1998. pp. 110-128;D. Heikamp, L’interno della Grotta Grande del Giardino di Boboli, in D. Heikamp, A. Fara, V. Saladino, Palazzo Pitti. La reggia rivelata, Catalogo della mostra (Firenze, Palazzo Pitti, 7 dicembre 2003-31 maggio 2004), Firenze 2003, pp. 446-475;  D. Heikamp, Vincenzo de’Rossi. Teseo ed Elena, in D. Heikamp, A. Fara, V. Saladino, Palazzo Pitti. La reggia rivelata, Catalogo della mostra (Firenze, Palazzo Pitti, 7 dicembre 2003-31 maggio 2004), Firenze 2003, p. 654

Iscrizioni

“VINCENTIVS DE RVBEIS CIVIS FLOREN. OPVS” (fascia sul petto di Teseo)

Inventario
Sculture (Bargello), n. 430

Il gruppo fu scolpito da Vincenzo de’ Rossi, allievo e collaboratore di Baccio Bandinelli.

 

Il soggetto, tratto dalla mitologia greca, si riferisce alla fanciullezza di Elena di Troia che, nata dall’unione tra Leda, regina di Sparta, e Zeus trasformato in cigno, fu adottata dal re di Sparta Tindaro, marito di Leda.

La statua raffigura il momento del rapimento di Elena da parte di Teseo, il re-eroe di Atene e fu proprio Vincenzo de’ Rossi a indicare chi le due figure rappresentassero, in una lettera a Cosimo I del 24 febbraio 1561. Ai piedi di Teseo giace la scrofa Phaia, che l’eroe uccise nei pressi di Krommyon mentre si recava ad Atene.

Nel 1587 l’opera fu installata nella Grotta del Buontalenti del Giardino di Boboli, dove erano stati già collocati i Prigioni di Michelangelo, in seguito sostituiti dalle copie tuttora visibili, mentre la Venere del Giambologna vi trovò posto qualche anno dopo (1593).

Cosimo I de’ Medici, duca di Toscana, ebbe occasione di ammirare il Teseo e Elena proprio mentre si trovava a Roma presso lo studio di de’ Rossi che voleva offrirgliela in dono, sperando di ingraziarsi il sovrano e potersi così inserire nella cerchia degli artisti medicei. Il duca fece portare il gruppo a Palazzo Pitti, e ripagò de’ Rossi “a buon pregio” come ricorda Giorgio Vasari, richiamandolo a Firenze per portare a termine un’importante commissione monumentale: la serie marmorea delle dodici Fatiche di Ercole, destinate a decorare una fontana di base ottagonale, oggi collocate nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio. Con il Teseo e Elena si conclude pertanto il periodo romano dell’artista. L’opera fu assai apprezzata per essere stata ricavata da un unico pezzo di marmo, elemento che distingueva de’ Rossi dal suo maestro Bandinelli, il quale al contrario realizzava i suoi gruppi scultorei assemblando più pezzi. La scultura dà prova del virtuosismo dello scultore che riuscì a rappresentare le due figure, più grandi del naturale, in una posa non statica. Le parti che assicurano stabilità alla coppia di figure sono la scrofa, a tutti gli effetti terzo elemento del gruppo scultoreo, ed il tronco su cui siedono i due personaggi e al quale l’animale è legato per la zampa. A quel tronco è poggiata inoltre la spada di Teseo, che il mito racconta essere stata nascosta dal padre Egeo sotto un macigno, rimosso solo quando le forze di Teseo maturarono sufficientemente per poterla brandire.

Testo
Elena Marconi; Elisabetta Maistri