Vaso di fiori e bacile

Carlo Dolci (Firenze 1616 - Firenze 1686)
Data
1662
Collezione
Collocazione
Sala 97
Tecnica
Olio su tela
Dimensioni
70 x 55 cm
Inventario
Poggio Imperiale 1860, n. 440

Il dipinto rappresenta uno splendido bouquet di fiori rari e diversi contenuti in un vaso dorato, decorato da motivi vegetali a sbalzo e con al centro lo stemma mediceo sormontato da cappello cardinalizio.

Il vaso poggia su un piano coperto da un morbido drappo rosso, alla sua sinistra è posata una catinella di porcellana bianca contenente tre tulipani di particolare pregio botanico, fra il vaso e la catinella, sul margine dell’ombra è deposto un tulipano sfiorito, quasi un presagio del tempo che conduce ogni cosa alla sua ineluttabile corruzione.

Carlo Dolci realizza con quest’opera un vero e proprio “ritratto di fiori”: tutte le varietà rappresentate nel dipinto non solo sono reali e perfettamente descritte, ma anche colte nel momento della fioritura, quel tempo di primavera cui rimanda anche il pagamento dell’opera, stilato il 23 maggio 1662.

La tela del Dolci, uno dei più straordinari esempi della pittura di fiori italiana, unisce un eccezionale livello di qualità formali, un richiamo a valori spirituali propri del “quadro da meditazione” ed una puntuale e scrupolosa descrizione degli esemplari botanici.

Realizzata su commissione del cardinale Giovan Carlo de’ Medici (1611-1663), la tela fu pagata nel maggio del 1662 la somma di sessanta scudi: un prezzo all’epoca considerato esplicitamente “disorbitante” per un soggetto di natura morta.

Il motivo di tale straordinaria valutazione ci è fornito dallo stesso committente il quale volle premiare il fatto che l’artista “…nelle sue Pitture usa diligenza e finezza tale che maggiore non si potrebbe desiderare…”, così come scritto nell’ attestazione di pagamento. Il documento citato evidenzia uno dei caratteri distintivi dello stile di Carlo Dolci, quell’operare lento e meditato che venne definito dal biografo Filippo Baldinucci come “diligenza pratica” e “pratica paziente”, nel quale l’artista si fece “conoscere meraviglioso” fin dai suoi esordi e che contribuisce a rendere la sua pittura particolarmente efficace nel genere del “ritratto di fiori”.

Giovan Carlo de’Medici fu uno dei più attivi collezionisti di nature morte del Seicento fiorentino e attento conoscitore di botanica, passione che materializzò nella creazione di splendidi giardini, in cui selezionava e coltivava preziose rarità botaniche.

Testo
Silvia Mascalchi