Icona Cristo Salvatore Acheropita

Russia centrale
Data
1730 -1740
Tecnica
Tempera su tavola
Dimensioni
31,5 x 27,7 cm
Inventario
1890 n. 9351

Due angeli stanti sopra bianche nubi sorreggono il panno su cui è impressa l’effigie del volto di Cristo; la morbidezza materica del tessuto è suggerita dall’andamento sinuoso del bordo inferiore del drappo e dalle pieghe che si diramano dagli angoli superiori. Nell’aureola del Salvatore compare il monogramma divino ΩОН (Colui che è), mentre in basso corre l’iscrizione НЕРУКОТВОРЕННЫ ОБРАЗ (Icona Acheropita, cioè «non dipinta da mano umana»).

La presenza degli angeli costituisce una variante della raffigurazione del mandylion, la reliquia dell’effigie del volto di Cristo originariamente conservata a Edessa, assai venerata dalla cristianità. L’introduzione degli angeli che venerano la sacra effigie, raffigurati a partire dal XV secolo in icone prodotte in Ucraina e nelle regioni più a ovest della Russia, riflettono forse l’influenza dell’iconografia occidentale della Veronica, il telo col quale una pia donna deterse il volto di Cristo durante il calvario. L’icona assume in questo modo un carattere più solenne, ostentazione di Cristo re vittorioso sulla morte.

Questo modello iconografico ebbe ampia diffusione in seguito al trasferimento nel 1647, nella chiesa del Salvatore a Mosca, di un icona miracolosa con questo soggetto proveniente da Chlynov (Kirov).

Il dipinto è stilisticamente prossimo a numerose altre icone della raccolta degli Uffizi, eseguite in qualche bottega provinciale della Russia centrale intorno al 1730. Il volto di Cristo, caratterizzato da una certa morbidezza del modellato e dalla vivida espressiva, si ispira ai modelli di Simon Usakov (1626-1686).

Testo
Daniela Parenti
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