Ara in onore di Hateria Superba

Arte romana
Data
metà I secolo d.C.
Collezione
Collocazione
Antiquarium di Villa Corsini a Castello
Tecnica
marmo italico
Dimensioni
h cm 97; larghezza cm 69, profondità cm 48; altezza lettere cm 2-5
Inventario
1914, n 942

L’ara presenta una chiara bipartizione dello specchio frontale. Nella parte superiore campeggia l’epigrafe commemorativa, dalla quale si apprende che Hateria Superba era morta a circa un anno e mezzo di età ed era figlia di liberti (CIL VI 19159). Lo si evince dai cognomina d’origine greca (Ephebus e Zosime) e dalla mancata espressione del patronimico nell’onomastica dei genitori, tipica attestazione dell’uomo di nascita libera. Nella sezione sottostante, che occupa circa 2/3 dello spazio, è ricavata una nicchia circondata da due fiaccole accese con al centro la raffigurazione della defunta, vestita in tunica e toga, il cui ritratto è idealizzato e variato rispetto al vero, considerando l’età al momento della morte, come d’uso nel caso dei fanciulli. Nello zoccolo dell’altare una seconda iscrizione specifica infine le dimensioni dell’area sepolcrale destinata ad Hateria, ai genitori e ai loro discendenti, verosimilmente gli altri figli della coppia.

Nella rappresentazione la fanciulla è colta a metà tra la vita e la morte, come ha suggerito per primo il Mansuelli. Accanto a lei un cagnolino e un uccello, insieme alla colomba che tiene in mano, rappresentano i compagni di gioco nella vita terrena, mentre i due eroti che le cingono il capo con una corona di foglie alludono alla sfera ultraterrena, così come il grappolo d’uva nella mano destra, probabile riferimento alla simbologia dionisiaca. Un’ulteriore allusione alla speciale protezione ultraterrena di cui godevano i fanciulli è costituita dal pendente con due perle che le adorna la fronte, pertinente al culto isiaco. Altro punto di interesse del ritratto risiede nell’abbigliamento di Hateria, in tunica e toga, che riprende quello di alcune delle fanciulle raffigurate nel fregio nord dell’Ara Pacis, l’altare monumentale edificato da Augusto, ulteriore dimostrazione di come, nella rappresentazione delle donne di ogni ceto ed età, ci si ispirasse ai modelli forniti dalla domus Augusta.