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Apollino

Autore
Arte romana
Collezione
Collocazione
Sala 18
Tecnica
Scultura in marmo pario
Dimensioni
141 cm (altezza)
Restauri

2004 (fondi ministeriali)

La scultura fu trasferita a Firenze da Villa Medici a Roma insieme con le statue del gruppo dei Niobidi nel 1770: dall'epoca dell'arrivo a Firenze, l'Apollino è sempre rimasto nella Tribuna del Buontalenti, dove incorse in una singolare disavventura intorno al 1840, quando gli rovinò addosso un dipinto e necessitò delle cure dello scultore Lorenzo Bartolini per gli interventi di restauro. Ad una moderna reintegrazione si devono anche la mano destra, il braccio sinistro da sotto il gomito, parte della base, il naso ed il ciuffo.

L'aggraziata figura maschile nuda del giovane dio, mollemente appoggiato ad un tronchetto e con la mano destra portata sul capo, è una replica romana, datata alla metà del I sec. a.C., del cosiddetto Apollo Licio (Lykeios), creazione attribuita allo scultore tardoclassico Prassitele di Atene, operante nel IV sec. a.C. Il nome “Licio” è riconducibile sia alla radice del termine “luce” in greco, o al fatto che , appena nato, Apollo sarebbe stato condotto dalla madre Latona nella regione della Licia (una penisola ad est dell'isola di Rodi, oggi parte della provincia turca di Adala), o ancora alla fama del dio come sterminatore di lupi (poiché in greco il nome dell'animale è Lykos). Quanto alla statua in questione – o meglio all'originale da cui deriva – l'appellativo di “Licio” sarebbe motivato, secondo gli studiosi, dalla presunta collocazione nel “Liceo” di Aristotele, la scuola fondata dall'illustre filosofo sulle pendici meridionali del monte Licabetto ad Atene intorno al 335 a.C., nei pressi di un santuario dedicato ad Apollo.

L'impostazione sinuosa della figura è stata riconosciuta come elemento caratteristico dell'arte di Prassitele: non a caso ritorna anche in un'altra sua opera, forse la scultura più replicata del mondo antico, la celebre Afrodite al bagno nota con il nome di Afrodite Cnidia, presente in Tribuna accanto all'Apollino nella celebre variante nota con il nome di Venere dei Medici.

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