Michelangelo fanciullo

Emilio Zocchi (Firenze 1835 – 1913)
Data
1862
Collocazione
Sala delle allegorie
Tecnica
Marmo
Dimensioni
h. 205 cm
Bibliografia

C.Sisi, in Brandt, Kathleen, and Cristina Acidini Luchinat, eds. La giovinezza di Michelangelo. Esposizione a Palazzo Vecchio e Casa Buonarroti, (Firenze. 6 ottobre 1999 - 9 gennaio 2000). Firenze: Artificio Skira, 1999, n. 81 p. 432; C.Sisi, Michelangelo nell’Ottocento, catalogo della mostra (Firenze Museo di Casa Buonarroti 14 giugno – 7 novembre 1994) a cura di Stefano Corsi, Milano Carta 1994, pp. 70-72; G.Gentilini, in Omaggio a Donatello (1386-1986). Donatello e la storia del museo, catalogo della mostra (Firenze, Museo del Bargello 19 dicembre 1985 – 30 maggio 1986) a cura di Paola Barocchi, Firenze Spes 1985: pp. 428-429.

Iscrizioni

“ZOCCHI E. FIRENZE”

Inventario
Oggetti d’arte Pitti (1911) n. 453, Depositi n. 68

Realizzata a Firenze, la scultura in marmo di Emilio Zocchi, scultore fiorentino allievo di Giovanni Dupré, raffigura un giovanissimo Michelangelo Buonarroti (1475-1564) rappresentato con scalpello e martello nell’atto di scolpire una testa di fauno già abbozzata. Il fanciullo siede sui resti di una colonna antica, appena accennata sul lato sinistro. Il capitello, impreziosito da brani di vegetazione e reso un improvvisato tavolo da lavoro dal giovane artista, allude alla cultura dell’antico il cui studio era centrale per gli artisti del Rinascimento.

Zocchi, prima formatosi in studi d’artista privati e in seguito entrato nei circoli accademici fiorentini, narra qui un episodio molto significativo nella vita di Michelangelo Buonarroti, tratto da Giorgio Vasari. Si tratta dell’incontro tra Lorenzo di Piero de’ Medici, detto Lorenzo il Magnifico, e Michelangelo.

Due sono gli elementi che aiutano in questa identificazione: il primo è la presenza dello scudo con le sei palle del Medici ai piedi di Michelangelo, sulla sinistra del gruppo scultoreo; il secondo è l’oggetto che Michelangelo è occupato a scolpire, ovvero la testa di un fauno. Vasari racconta che Lorenzo il Magnifico – alla ricerca di giovani talenti artistici per la propria scuola nel Giardino di San Marco – vide Michelangelo proprio mentre era intento a “contraffare con un pezzo di marmo una testa che v’era d’uno fauno vecchio antico e grinzo, che era guasta nel naso e nella bocca rideva.”

Nella resa degli abiti e degli accessori così accuratamente descritti, Zocchi si ispira alla pittura del Quattro e Cinquecento, ampiamente studiata e copiata agli inizi del XIX secolo Nell’eseguire la figura di Michelangelo, l’artista indugia su alcuni dettagli di vivace realismo apprezzabili solo ad un’osservazione molto ravvicinata: i motivi decorativi sulla casacca, il grembiule di cuoio, le pieghe dei calzari, e perfino i fili che tengono unita la berretta.

Tale virtuosismo colpì i visitatori dell’atelier di Zocchi, tra i quali lo stesso Vittorio Emanuele II. Il Re rimase così ammirato dall’abilità dell’artista, che nel 1862 comperò la statua per i propri appartamenti in Palazzo Pitti. Questa ed altre acquisizioni da parte del sovrano erano del resto in linea con la cultura del romanticismo storico che trionfava nel contesto artistico nazionale e internazionale, individuando nella storia dell’Europa medievale e moderna nuovi spunti utili al processo di celebrazione della storia nazionale. Nel caso del Michelangelo, questo si inserisce in un filone specifico della produzione artistica della seconda metà dell’Ottocento, che puntava alla celebrazione del genio precoce dei maestri del passato attraverso aneddoti della loro infanzia. Tra i molteplici esempi basti ricordare il “Giotto fanciullo scoperto da Cimabue”: un tema che ispirò vari artisti dell’epoca, tra i quali il pittore fiorentino Gaetano Sabatelli con il suo Cimabue e Giotto (1846) anch’esso appartenente alle collezioni delle Gallerie degli Uffizi. Vi è però chi tra i critici ipotizza che Zocchi abbia voluto raccontarsi con quest’opera, alludendo al suo primo tirocinio come garzone presso la bottega dello zio marmista, come racconta il biografo Angelo De Gubernatis (Angelo De Gubernatis, Dizionario degli artisti italiani viventi. Pittori, scultori, architetti, Firenze Gonnelli 1889, pp. 560-561).

Varie sono le successive redazioni marmoree del Michelangelo fanciullo scolpite da Emilio Zocchi (si dice oltre un centinaio) e numerose sono le opere di medesimo soggetto create da altri scultori, alcune firmate dal cugino Cesare. Nel 1865 Emilio partecipò con un’ennesima sua replica del ‘Michelangelo’ all’esposizione internazionale di Dublino, dove l’opera fu per altro venduta. Nel 1870 un’altra versione fu esposta alla Mostra Italiana d’arti belle di Parma e nel 1873 all’Esposizione Universale di Vienna, dove l’opera fu stimata 5.500 lire.

Testo
Elena Marconi; Elisabetta Maistri