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Sarcofago Matrimonio dei Dioscuri e le Leucippidi

Autore
Arte romana
Collezione
Collocazione
Sale 36-37
Tecnica
Marmo di Carrara
Dimensioni
56 cm. (altezza), 220 cm. (lunghezza)
Iscrizioni

++ [-] Alliae (?) C(ai) f(iliae) Persillae Ser[vius] [Co]rneli[us] [Di]ony[si]us uxori [---]

Inventario
Inv. 1914 n. 104

Il sarcofago raffigura il matrimonio dei Dioscuri con le Leucippi. Narra il mito che Castore e Polluce, figli di Zeus e di Elena, fossero invincibili; i due fratelli fecero parte della mitica spedizione degli Argonauti, distinguendosi sempre per abilità e coraggio. Accadde però che sulla loro strada incontrassero due bellissime fanciulle, figlie di Leucippo, re di Messenia, promesse spose agli Afaridi. I fratelli, pur di averle, arrivarono a corrompere il padre, riempiendolo di doni preziosi. Questo ovviamente scatenò l’ira dei promessi sposi che ingaggiarono una battaglia sanguinosa il cui risultato fu la morte di Castore. Polluce, distrutto da dolore, chiese al padre di prendere anche la sua vita, ma Zeus rifiutò, concedendogli in cambio di perdere metà della sua immortalità a favore del fratello. Questa storia assai complicata è ben rappresentata sul sarcofago: ai lati di una figura femminile centrale i Dioscuri ghermiscono le figlie di Leucippo. A sinistra due guerrieri sono impegnati in un combattimento corpo a corpo, mentre a destra, una donna ed un guerriero con elmo e scudo si allontanano osservando la scena, inquadrata agli angoli da due Horai o Nikai alate. Sui lati brevi vi sono due coppie costituite da una figura femminile ed una maschile, per cui si è proposta l’identificazione con i Dioscuri e le Leucippidi divenute loro spose. Sul bordo del sarcofago si legge ancora parte dell’iscrizione che testimonia il dolore di Servio Cornelio Dionisio per la morte della moglie Allia Persilla. Questo imponente sarcofago ebbe un testimone d’eccezione: il teorico del Neoclassicismo Johann Joachim Winckelmann, che lo vide nella Villa Medici a Roma, durante uno dei suoi numerosi viaggi. Qui il sarcofago era arrivato nel 1584 in seguito all’acquisto della collezione di sculture di Palazzo Capranica-Valle, ottenuta dal cardinal Ferdinando de' Medici al prezzo di ben 4.000 ducati. L’opera, assieme alle altre sculture antiche di Villa Medici, venne portata a Firenze alla fine del Settecento.

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