Pietro da Cortona, età dell'argento | Silver age
Pietro da Cortona, età dell'oro | Golden age
Pietro da Cortona, età del ferro | Iron age
Pietro da Cortona, età del bronzo | Bronze age
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Sala della Stufa

Autore
Pareti: Pietro Berrettini detto Pietro da Cortona (Cortona 1597 - Roma 1669) Soffitto: Michelangelo Cinganelli (Firenze 1558 - Firenze 1635) Matteo Rosselli (Firenze 1578 - 1650) Ottavio Vannini (Firenze 1585 – 1643)
Data
1627 e 1637-1641
Tecnica
Affreschi e stucchi

La sala, in origine una loggia aperta, fu poi chiusa nel Seicento e strutturata come “stufa” ovvero sala da bagno riscaldata con le stesse tecniche delle terme romane, ad uso privato del granduca che a fianco di essa aveva la sua camera da letto. La decorazione di quest’ambiente fu promossa dal granduca Ferdinando II de’ Medici che inizialmente coinvolse alcuni maestri fiorentini, Matteo Rosselli, Michelangelo Cinganelli e Ottavio Vannini, nell’ affrescare le volte e le lunette, con immagini dei grandi re dell’antichità e figure allegoriche. Nel 1637 fu invece affidata a Pietro da Cortona l’esecuzione delle pareti raffiguranti Le quattro età dell’uomo, tema ispirato ad Ovidio, molto probabilmente suggerito da Michelangelo Buonarroti il Giovane: nel 1637 fu eseguito il dittico dell’Età dell’oro e l’Età dell’argento, e pochi anni dopo, nel 1641, le scene con l’Età del bronzo e l’Età del Ferro. Gli affreschi di Pietro da Cortona costituiscono l'atto di nascita della grande decorazione murale barocca e segnarono a Firenze la nascita di uno stile nuovo, introducendo un lessico leggero e narrativo, ispirato alla pittura veneta di Paolo Veronese, e agli affreschi romani di Annibale Carracci.

L’ideale Arcadia, che corrisponde al riquadro dell’Età dell’Oro, e dove pastori, fanciulli e animali convivono armonicamente, evoca il pacifico e felice governo di Ferdinando, reso ancor più rigoglioso anche dalle nozze del granduca, proprio nel 1637, con Vittoria della Rovere, un lietissimo evento a cui il pittore allude raffigurando una coppia di giovani che amoreggia sotto la quercia maestosa, simbolo araldico della Rovere, alla presenza di un leone che richiama il marzocco fiorentino, emblema dei Medici. Di tono più concitato e rubensiano sono le età del Bronzo e del Ferro, realizzate a distanza di qualche anno, in cui si contrappongono le immagini di una società civilizzata e con quelle delle violenze attuate in tempo di guerra, frutto anch’esse di un dotto programma iconografico.