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Ruggiero alla corte della maga Alcina

Autore
Rutilio Manetti (Siena 1571-1639)
Data
1624
Collocazione
Palazzo Pitti, Galleria Palatina, Sala di Venere
Tecnica
Olio su tela
Dimensioni
179,5 x 204,5 cm
Iscrizioni

RVTILIVS MANETTVS (sulle armi di Ruggiero)

Inventario
Inv. 1912 n. 12

Il dipinto traduce fedelmente l'episodio narrato da Ariosto nell'Orlando furioso (VII, 21-22) in cui Ruggiero, giunto alla corte della maga Alcina ed irretito dalla sua bellezza, partecipa al banchetto allestito in suo onore assieme ad altre coppie di invitati. Come spiega la lettura del poema: “tolte che fur le mense e le vivande, facean, sedendo in cerchio, un giuoco lieto: che ne l'orecchio l'un l'altro domande, come più piace lor, qualche secreto […]”. L'ambientazione priva di riferimenti spaziali, i suggestivi contrasti luministici prodotti dalla fiamma della torcia, il gesto di sussurrare all'orecchio e la ripresa della scena da una posizione leggermente rialzata – come se qualcuno stesse spiando l'amorosa assemblea – ben trasmettono il clima di ambiguità e seduzione creato dal sortilegio della maga al fine di conquistare Ruggiero. In particolare il lume di candela, ispirato alla pittura dell'olandese Gherardo delle Notti, le cui opere fiorentine presso le collezioni medicee erano certamente note al Manetti, si rivela particolarmente efficace nel tradurre il notturno fatato dei versi dell’Orlando Furioso. L'episodio racchiude in realtà un alto valore simbolico e deve essere inteso come monito a perseguire la virtù e a non cedere all'amore lascivo che rende schiavi. L'armatura di Ruggiero infatti, emblema della virtù cavalleresca, è significativamente abbandonata a terra ai suoi piedi (e in quel punto l'artista appone la sua firma). La scelta del soggetto si lega strettamente alla destinazione originaria del dipinto commissionato dal cardinal Carlo de’ Medici, fratello del granduca Cosimo II, per la residenza del Casino di San Marco, una sorta di villa di città, dotata di grande giardino. Nel salone a pian terreno, il cardinale aveva infatti raccolto un ciclo di opere tutte ispirate a episodi narrati dal Tasso, dall’Ariosto e da Ovidio, volti a esaltare la virtù e la ragione umana e a mettere in guardia dai vizi e dalle passioni insane.