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Ritratto di guerriero con scudiero detto “Gattamelata”

Autore
Giorgio da Castelfranco detto Giorgione (Castelfranco Veneto 1477 circa - Venezia 1510)
Data
1501-1502
Collezione
Collocazione
Sala 75
Tecnica
Olio su tela
Dimensioni
90x73 cm
Inventario
Inv. 1890 n. 911

Il giovane cavaliere dall’aria fiera sostiene con una mano la magnifica elsa dello spadone e con l’altra indica la celata, gli speroni e la mazza, ovvero i componenti dell’armatura, raffigurati sul parapetto in primissimo piano. Alle sue spalle uno scudiero, ritratto di profilo, regge l’asta dello stendardo e porta la “barbozza”, altro importante elemento dell’equipaggiamento di un condottiero.

Proveniente dalle collezioni imperiali del Castello di Praga, l’opera fu esposta per tutto il XVIII secolo nel Palazzo del Belvedere di Vienna con la corretta attribuzione a Giorgione e l’identificazione del guerriero con Erasmo da Narni (1370-1443), detto il Gattamelata, e quella dello scudiero con il figlio Antonio. Pervenuto a Firenze in seguito allo scambio di dipinti che si svolse negli anni tra il 1792 e il 1821 tra le collezioni imperiali di Vienna e le gallerie granducali fiorentine, il Ritratto di guerriero andò ad arricchire le raccolte della Galleria degli Uffizi.

Secondo una suggestiva ipotesi avanzata dalla critica in tempi più recenti, si tratterebbe della raffigurazione di Clito, il valoroso luogotenente di Alessandro Magno e suo fraterno amico, in procinto di montare a cavallo per partecipare a una delle numerose spedizioni militari in Asia. L’opera sarebbe stata realizzata sul modello del dipinto eseguito dal grande pittore greco Apelle, ben conosciuto ai tempi del maestro di Castelfranco attraverso la descrizione tramandata da Plinio il Vecchio. Al magistero di Apelle, e in un ideale confronto a distanza di Giorgione con gli antichi circa le abilità tecniche nel costruire la forma e il rilievo attraverso l’uso della luce, s’ispira la resa luministica e segnatamente la restituzione pittorica dei riflessi sulle armature.

La tela sembra risalire ai primissimi anni del Cinquecento, trovando la sua migliore collocazione nella stagione intensamente sperimentale che caratterizzò l’avvio della pittura moderna in laguna, stimolata dal soggiorno di Leonardo a Venezia nel 1500.