Rilievi dell’Ara Pacis Augustae

Arte romana (originale)
Data
1981-2013 (calchi) 13 a.C. - 9 a.C. (originale)
Collocazione
A34
Tecnica
Gesso
Dimensioni
162 cm (altezza); 258 cm (larghezza); 20cm (profondità) n. 1344 – 1345 - 1346 160 cm (altezza); 194 cm (larghezza), 26 cm (profondità) – altro
Bibliografia

Camin L., Paolucci F. (a cura di), A misura di bambino. Crescere nell’antica Roma. Catalogo della mostra, Sillabe, Livorno 2021, p. 149

Rossini O., Ara Pacis, Electa, Milano 2006

Inventario
Sculture (1914) n. 1344 Sculture (1914) n. 1345 Sculture (1914) n. 1346

Il manufatto originale fu rinvenuto a Roma nel 1568 presso Palazzo Feretti-Fiano-Almagià. Già l’anno successivo entrò a far parte delle collezioni medicee e quindi trasferito a Villa Medici sul Pincio, da dove raggiunse Firenze sul finire del XVIII secolo. Solo nel 1937, con la scoperta e la ricostruzione dell'Ara Pacis, vennero restituiti a Roma.

I calchi dei lati nord, est e sud (pannello centrale) furono realizzati dall'Istituto d'Arte di Porta Romana (Firenze) da matrice ottocentesca, negli anni 80 del ‘900. Da allora sono collocati all’interno delle sale museali degli Uffizi. Il pannello di destra del fregio meridionale fu commissionato dagli Uffizi allo stesso Istituto nel 2013.

L'Ara Pacis fu voluta dall’imperatore Augusto per celebrare le vittorie nelle campagne militari di Spagna e Gallia. L’altare, iniziato nel 13 a.C., fu inaugurato solennemente il 30 gennaio del 9. a.C., nel giorno del compleanno della moglie Livia Drusilla. Originariamente l’altare doveva essere interamente dipinto e completato a foglia d’oro.  

I pannelli del lato meridionale (di cui i calchi 1346 e il senza numero inventario) costituiscono la parte più importante dell’intera decorazione, dal momento che in essa troviamo raffigurati i membri della famiglia imperiale. Partendo da sinistra si possono riconoscere i flamines maiores, sacerdoti dal caratteristico copricapo sormontato da una punta metallica, seguiti dal flaminius lictor che porta l'ascia sacra sulla spalla. A seguire, alle spalle dell'imperatore Augusto col capo velato nella veste di pontefice massimo, ci sono i membri della famiglia: il genero Agrippa, raffigurato con il capo coperto dal lembo della toga e con un rotolo di pergamena nella mano destra, il piccolo Gaio Cesare, nipote e figlio adottivo di Augusto, e una figura femminile con il capo velato e la corona di alloro verso cui è rivolto il bambino. Si potrebbe trattare di Giulia maggiore, figlia di Augusto, o Livia, sua moglie.

Il quadro processionale continua poi con Antonia Minore, figlia di Marco Antonio e Ottavia, sorella del princeps, che tiene per mano il piccolo Germanico, mentre volge lo sguardo verso il marito Druso Maggiore, in abiti militari. A seguire sono rappresentati Antonia Maggiore col consorte Lucio Domizio Enobarbo e i loro figli, Gneo Domizio Enobarbo e Domizia. Ai lati di Lucio poi, ci sono due uomini, di cui il più anziano è stato identificato con Mecenate o Sesto Appuleio. I due bambini al centro della scena indossano la toga praetexta, abito portato dai fanciulli fino ai 17 anni di età, quando iniziavano a vestire la toga virilis. Al collo, poi, portano la bulla, un amuleto ricevuto nove giorni dopo la nascita e indossato fino al raggiungimento della maggiore età. Gneo Domizio ha il capo cinto da una corona di alloro e tiene nella mano sinistra un volumen. La bambina, invece, è avvolta nella palla, mantello femminile, mentre al collo porta la lunula, pendente a forma di mezzaluna con la medesima funzione apotropaica della bulla, che si toglieva solo il giorno del matrimonio.

Il calco n. 1345 mostra i membri dell'ordo sacerdotum, caratterizzato dagli auguri distinguibili dalle insegne del loro potere, e dai quindecemviri sacris faciundis, inaugurati da un camillo che brandisce l'acerra dai simboli apollinei.

Infine il calco n. 1344 riproduce il pannello del lato est dell’Ara. Rappresentata è l’allegoria dell'Età dell'oro: al centro della scena siede una figura femminile con in grembo due putti. Ai suoi lati giacciono due ninfe, l’una su un cigno in volo, l'altra su un drago marino, simboli della pace raggiunta in terra e in mare grazie al princeps.  

Testo
Federica Calabrese