Prediche del reverendo padre frate Gieronimo Savonarola de l’ordine di San Domenico dell’osservantia di Toscana sopra l’Esodo. Et questi salmi. In exitu Israel. Qui habitata. In dominio confido. Qui confidunt in domino. Quam dilecta tabernacula. Co [n]una esortatione fatta al popolo fiorentino. Con tre predixhe sopra la historia di Gedeone, nuovamente aggiunta a questo volume. sopra Esodo.
Nel frontespizio della cinquecentina, sul pulpito da cui sta predicando Savonarola, compare la marca tipografica dei fratelli Ottaviano il Giovane Scoto e Bernardino: ossia la doppia croce e il cuore tripartito con le due iniziali dei fratelli (B e O) assieme alla lettera S.
Come si deduce dal colophon dell’esemplare conservato agli Uffizi, il volume fu impresso a Venezia nel 1540 dai due fratelli tipografi con la collaborazione di Giouanantonio de Volpini detto il Rizo stampadore, tipografo attivo a Venezia fra il 1539 e 1541.
Le prediche di Savonarola sono procedute da un proemio del notaio fiorentino Lorenzo Violi rivolto al Duca di Ferrara Ercole II d’Este e da due dediche: una di Giovanni Bresaola, editore scientifico dell’opera, alla regina Isabella di Aragona e l’altra di Bartolomeo Gualterotti, fervente seguace del frate, al dotto Domenico Bruni.
L’esemplare presenta una carta emendata fra le tavole con gli indici delle prediche e il primo sermone sul terzo Salmo, la supplica che Davide rivolge a Dio contro gli oppressori. I ventidue sermoni, scritti in volgare, presentano pregevoli capilettera. Figurano numerose postille manoscritte e manicula (mani disegnate con indice rivolto verso parte del testo che si vuole porre in evidenza) che ci testimoniano il fatto che questo libro fu oggetto di studio presso i monaci domenicani.
Il 12 maggio del 1497, dopo la scomunica, Savonarola, ridotto al silenzio, si era dedicato alla stesura di scritti dottrinari ma l’11 febbraio 1498, dopo che era tramontato ogni tentativo di riconciliazione col pontefice, il frate era salito sul pulpito per il suo ultimo quaresimale trasgredendo platealmente l’ordine di sua Santità di cessare la predicazione.
Nel 1498, prima dalla Cattedrale di Firenze e poi dal convento di San Marco, Savonarola espose l’Esodo, il libro dell’Antico Testamento che narra la storia della liberazione degli Ebrei dalla schiavitù di Egitto. Proprio come gli Israeliti erano sfuggiti alle persecuzioni del Faraone, così Savonarola si elevava al ruolo di novello Mosè e avrebbe condotto i fiorentini, l’attuale popolo eletto, attraverso il Mar Rosso verso la salvezza. Se il Faraone, ossia Papa Alessandro VI, tramite la scomunica aveva ordinato di tacere, Girolamo per liberare il suo popolo dal gioco della schiavitù doveva parlare: il frate paragonava il fardello della scomunica col peso dell’oppressione esercitata dal Faraone sui figli d’Israele e attaccava non solo la scomunica ma tutti coloro che la rispettavano trasformando la contrapposizione tra lui e il pontefice in una lotta tra bene e male.
Nel ciclo di predicazioni c’è infatti una continua e palese sovrapposizione fra la figura di Mosè e di Savonarola, fra le vicende del popolo eletto e quelle della repubblica fiorentina. La vocazione di Firenze diventa quindi simile a quella di Gerusalemme, col suo governo popolare e le sue riforme la città è infatti chiamata a riedificare il tempio. La riflessione sull’Esodo è quella in cui la predicazione del frate assume una valenza profetica; il profeta non è solo chi entra in contatto col trascendente e ne divulga la rivelazione, ma è anche colui che assume la funzione di pastore, e di guida spirituale. A detta di Savonarola il popolo di Firenze è di “dura cervice” proprio come gli Ebrei che in molti passi dell’Esodo sono avidi e mancano di gratitudine nei confronti di Dio. Gli Israeliti infatti non avevano apprezzato il dono della manna che era stata la salvezza nel deserto e irriconoscenti avevano chiesto a Mosè i cibi che mangiavano quando erano schiavi sotto il Faraone. Il difficile compito di Mosè viene messo in parallelo con quello di Savonarola che si dedica al progetto di riforma in un continuo ed estenuante scontro con vizi e peccati della città di Firenze. Nonostante le continue difficoltà Girolamo si mostra perseverante e convinto di essere investito di una missione sacra.
Nella primavera del 1498 il frate predicava ormai ai pochi che, sfidando la minaccia della scomunica, avevano il coraggio di ascoltarlo. Il devoto notaio fiorentino, Lorenzo Violi, annotava minuziosamente ogni parola di Girolamo e ben presto le prediche furono raggruppate, date alle stampe e fatte circolare suscitando l’indignazione del Papa. Sua Santità mandò un breve a Firenze in cui chiedeva che il figlio dell’iniquità fosse inviato a Roma e processato per eresia, ma il gonfaloniere di giustizia, il Piagnone Giuliano Salviati, lasciò che Savonarola continuasse a predicare anche in cattedrale.
Come si deduce dal timbro della biblioteca S.M. Novella presente sul frontespizio e dal recto della carta di guardia dove compare manoscritta un’antica nota di possesso "S. Ma Nov.lla", la cinquecentina proveniva dal convento domenicano. L’esemplare risulta legato assieme al volume Reuerendi p. fra. Hieronymi Sauonarole in primam d. Ioannis espistolam & in alia sacre scripture verba, igniti eloquii sermones nusquam ante hac impressi. Quorum titulos, pagella sequens indicat.
Bibliografia delle opere del Savonarola, a cura del principe Piero Ginori Conti, Firenze, 1939;
