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Reuerendi p. fra. Hieronymi Sauonarole in primam d. Ioannis espistolam & in alia sacre scripture verba, igniti eloquii sermones nusquam ante hac impressi. Quorum titulos, pagella sequens indicat.

Data
1536
Collezione
Libri e Archivi
Collocazione
Biblioteca degli Uffizi
Tecnica
Volume a stampa
Dimensioni
h.  cm 15,5
Inventario
Rari 6
Iscrizioni
A c. 2r nota di possesso ms.: "Di frate Alessandro [...]"

Dal giorno di Ognissanti del 1490 all'Epifania del 1491, Savonarola tenne i XIX sermoni sulla Prima Epistola di San Giovanni, sermoni nei quali attaccò violentemente i vizî dominanti nella città fiorentina accusando senza remore prelati, filosofi, letterati e governanti, compreso lo stesso Lorenzo de’ Medici, che lo ammonì ripetutamente. Savonarola affermò con impeto quanto importante fosse la necessità del rinnovamento e della “flagellazione della Chiesa” e non temette di accusare direttamente il Papato “niente di buono è nella Chiesa… dalla pianta del piede fino alla sommità non è sanità in quella”.

L’esemplare conservato agli Uffizi è l’editio princeps del 1536 come apprendiamo dal colophon "Venetijs per d[omi]n[u]m Bernardinum Stagninum Anno d[omi]ni 1536”. Bernando Stagnini fu il referente principale del lavoro editoriale, la revisione dell’edizione veneziana è invece attribuita da Piero Scapecchi a padre Zaccaria della Luinigiana.

Alla Biblioteca Nazionale di Firenze è conservato uno scritto autografo di Savonarola sui Sermoni e lo studioso Cosimo Ridolfi ipotizzò che l’edizione veneziana fosse un testo rimpolpato su un ordito che era il manoscritto autografo dello stesso Savonarola o un facsimile molto vicino. Risulta singolare infatti, che i testi a margine presentino delle note marginali stampate che sono l’indicazione delle fonti bibliche usate dall’autore come nell’autografo; il testo originale fu comunque alterato nelle citazioni delle Sacre Scritture e dei Santi Padri per adattarlo all’edizione a stampa che aveva uno scopo principalmente divulgativo.

Sul frontespizio compare una splendida immagine della fenice che risorge dalle ceneri illuminata dai raggi del sole, l’animale mitologico è circondato da una cornice figurata di foglie di acanto e dal motto "Cremer usque licet nunquam deficiam". Tale esortazione, che può essere tradotta con l’espressione “Che io sia cremato finché possibile ma non morirò mai”, è stata identificata dalla critica come un consiglio di Tommaso Ballarino, editore che curò anche altre opere di Savonarola per Bernardo Stagnino.

Non conosciamo la provenienza della cinquecentina ma anche in questo caso è probabile che entrasse nella disponibilità delle Gallerie degli Uffizi dopo le soppressioni napoleoniche. Il testo era legato con le Prediche del reuerendo padre frate Gieronimo Sauonarola de l’ordine di San Domenico dell’osseruantia di Toscana sopra l’Esodo.

Bibliografia

Scelta di prediche e scritti di Fra Girolamo Savonarola con nuovi documenti intorno alla sua vita, Firenze, 1898; Sermones in Primam Divi Ioannis Epistolam secondo l’autografo, a cura di A.Verde e E.Giaconi, Firenze, 1998; Vita di Girolamo Savonarola, a cura di Roberto Ridolfi, Firenze, 1974.

Testo di
Silvia Pagni
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