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Madonna col Bambino e Angeli (Madonna dal collo lungo)

Autore
Francesco Mazzola detto Parmigianino (Parma, 1503 – Casalmaggiore, 1540)
Data
1534-1540
Collezione
Collocazione
Sala 74
Tecnica
olio su tavola
Dimensioni
216,5 x 132,5 cm
Iscrizioni

FATO PRAEVENTUS F. MAZZOLI PARMENSIS ABSOLVERE NEQUIVIT

Inventario
Palatina n.230

Dotato di un talento precocissimo, Francesco Mazzola, conosciuto come Parmigianino da Parma sua città natale, si formò a diretto contatto con Correggio che all’epoca era impegnato nei grandi cicli di affreschi delle chiese parmensi. Dopo le prime commissioni a Parma terminò la sua formazione Roma con lo studio delle opere di Michelangelo e di Raffaello. Il suo temperamento intellettuale ed eccentrico lo spinse verso l’elaborazione di uno stile anticlassico, elegante e ricercato, che ne fece il caposcuola del Manierismo emiliano.

La Madonna dal collo lungo gli fu commissionata nel 1534 da Elena Baiardi Tagliaferri per la chiesa di Santa Maria dei Servi a Parma. Nel contratto di allocazione l’artista si impegnava a portare a termine il dipinto in cinque mesi, ma alla sua morte, nel 1540, la pala si trovava nel suo studio ancora incompiuta. Due anni più tardi si decise di collocarla ugualmente sull’altare cui era destinata, aggiungendovi l’iscrizione sul basamento della colonna che ne giustifica l’incompiutezza: “Il destino avverso impedì al parmense Francesco Mazzola di portare a termine l’opera”.

Una Vergine dalla monumentalità michelangiolesca, ma dalle forme innaturalmente allungate, contempla Gesù addormentato sul suo grembo. Il sonno del Bambino è una prefigurazione della morte sulla Croce, poiché nell’urna che l’angelo mostra alla Madonna si rispecchia l’immagine della Crocifissione. La colonna alla sinistra di Maria ne enfatizza la flessuosità del busto e del collo, ma potrebbe anche alludere all’incorruttibile purezza della Vergine cantata nell’inno mariano Collum tuum ut columna: “Il tuo collo è come una colonna”.

La figurina in basso a destra è San Girolamo che dispiega il suo rotolo volgendosi verso San Francesco, di cui l’artista fece in tempo a dipingere solo un piede. La presenza di quest’ultimo potrebbe far riferimento al dogma dell’Immacolata Concezione il cui culto fu divulgato dall’ordine francescano.

Pur nella raffigurazione di un tema sacro, l’artista non rinuncia alla sensualità tipica della sua produzione artistica: le figure dalle membra allungate e dalle pose ricercate, interpretate con sofistica eleganza, sono permeate da un sottile erotismo, percepibile nei panneggi che aderiscono al corpo della Vergine evidenziandone le forme, nella mano affusolata portata al seno, nella flessuosità della gamba nuda del giovane angelo in primo piano.

Entrato nelle collezioni medicee nel 1698, il dipinto fa parte di quelle pale d’altare che il Gran Principe Ferdinando volle acquistare per incrementare la sua collezione di capolavori dal Rinascimento al primo Seicento. Dalle sue lettere si percepisce l’entusiasmo del collezionista per il possesso dell’opera che egli descrive “disegnata come da Raffaello, finita con l’anima, ma senza stento, e colorita a meraviglia”.