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Incoronazione della Vergine

Autore
Lorenzo Monaco (Firenze, documentato 1391-1422)
Collezione
Collocazione
Sala 6
Tecnica
Tempera su tavola, fondo oro
Dimensioni
450 x 350cm
Iscrizioni

HEC TABULA FACTA EST PRO ANIMA ZENOBII CECCHI FRASCHE ET SUO(RUM) IN RECOMPESATIONE(M) UNI(US) ALTERI(US) TABULE PER EUM IN HOC [TEMPLO POSITA EST PER OPERAM LA]URENTII JOH(ANNI)S ET SUO(RUM) MONACI HUI(US) ORDINIS QUI EAM DEPI(N)XIT AN(N)O D(OMI)NI MCCCCXIII ME(N)SE FEBR(UARII) T(EM)PORE DO(MI)NI MATH(E)I PRIORIS H(UIUS) MONASTER(II)

Inventario
Inv. 1890 n. 885

L’iscrizione presente in basso, parzialmente rifatta nel XIX secolo, indica che la grande pala fu commissionata da Zanobi di Cecco del Frasca per l’altar maggiore della chiesa del monastero camaldolese di Santa Maria degli Angeli a Firenze e che fu dipinta da don Lorenzo, monaco che risiedeva in quello stesso convento. La data riportata, febbraio 1413, corrisponde nello stile corrente al febbraio 1414, dato che fino al XVIII secolo a Firenze l’anno cominciava il 25 marzo, festa dell’Annunciazione.

La pala d’altare è imponente per dimensioni, ricchezza compositiva e fasto decorativo. Cristo e la Vergine siedono in trono, mentre il figlio incorona la Vergine alla presenza degli angeli e di numerosi santi, inginocchiati ai lati. Fra questi, spiccano, con la veste bianca propria dell’ordine camaldolese, San Benedetto, raffigurato a sinistra, e San Romualdo a destra, rispettivamente fondatori del monachesimo occidentale e dell’ordine camaldolese. La scena – unica, nonostante la struttura della pala d’altare in forma di trittico – è ambientata sopra una sorta di arcobaleno stellato, rappresentazione simbolica delle sfere celesti che costituivano l’universo secondo la cosmologia medievale.

Nei pinnacoli che sormontano la scena principale è raffigurata l’Annunciazione con al centro Dio Padre, mentre in basso la predella, composta da formelle di forma mistilinea caratteristiche del repertorio decorativo gotico, illustra al centro la Natività di Gesù e l’Adorazione dei Magi, e ai lati quattro episodi della vita di San Benedetto.

Protagonista della pittura tardogotica fiorentina, noto anche come miniatore, Lorenzo Monaco riesce a mettere al servizio della spiritualità camaldolese il suo personale linguaggio figurativo, amplificando il senso di trascendenza espresso dai volti intensi e pensosi dei santi che assistono all’evento sacro grazie alle forme slanciate dei corpi e ai sofisticati ritmi lineari delle vesti.