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Il Palazzo degli Uffizi

Collezione

Il grande edificio degli Uffizi è una delle architetture italiane più importanti del ‘500. Il Duca di Firenze Cosimo I de’ Medici, poco dopo la metà del secolo, incaricò Giorgio Vasari della costruzione che avrebbe riunito in un’unica sede le magistrature della città, ovvero gli uffici - “uffizi” si diceva - sede delle funzioni amministrative. L’inserimento urbanistico, a margine della riva dell’Arno e a fianco del palazzo della Signoria, venne a sostituire un pezzo della vecchia città medioevale fatta di torri e case minori, una costruzione imponente, del tutto diversa, caratterizzata da linee moderne, sovrapponendo al preesistente tessuto edilizio sminuzzato e disomogeneo la precisa stereometria di blocchi monolitici con le due ‘stecche’ dell’ala di levante e di ponente. Al posto di spazi bui, ristretti e malsani, Vasari aveva creato un piazzale ampio e luminoso. Lo stile adottato è quello classico - il dorico - che allude all’equità del governo del Principe. In questa architettura si individuano molte innovazioni.  L’insieme è costituito da una serie di moduli ognuno dei quali è individuato in facciata da tre piani: portico, piano nobile e loggia in alto, ed è diviso verticalmente in tre parti che corrispondono ai tre vuoti degli intercolumni, sia del portico che del loggiato. La novità e l’attualità dell’architetto stanno nell’aver concepito una assoluta libertà nel comporre le stanze del piano nobile, senza relazione fra interni e facciate; vi si trovano ambienti con dimensioni diverse, che prescindono dalla cadenza delle finestre, ordinate invece secondo il ritmo dei prospetti. Ciò è reso possibile dalla presenza, nei porticati, di volte, a botte continua, che permettono di collocare al di sopra i muri divisori delle stanze come e dove occorre. Un’altra particolarità strutturale, e quindi non visibile, sono le armature con barre di ferro che Vasari introdusse all’interno delle murature. Quando nel 1574 muoiono Cosimo I e Vasari il cantiere è a buon punto e sarà concluso da Francesco I col suo architetto Bernardo Buontalenti poco più tardi: erano passati solo venti anni dal suo inizio.

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