San Giacomo Maggiore

Benvenuto Tisi, detto il Garofalo (Canaro, Rovigo 1476/1481 - Ferrara 1559)
Data
1510-20
Collezione
Collocazione
Sala della pittura emiliana del Cinquecento
Tecnica
Olio su tela
Dimensioni
88 x 73,5 cm
Bibliografia

A. M. Fioravanti Baraldi, Il Garofalo. Benvenuto Tisi pittore (c. 1476-1559). Catalogo generale, Rimini 1993; Garofalo. Pittore della Ferrara Estense, a cura di T. Kustodieva, M. Lucco, con la collaborazione di M. Danieli, catalogo della mostra (Ferrara, Castello Estense, 5 aprile-6 luglio 2008), mostra di Ermitage Italia, Milano 2008, p. 153 n. 16; A. Pattanaro, ad vocem “Garofalo”, in Dizionario Biografico degli Italiani, Vol. 95 (2019), con bibliografia precedente.  https://www.treccani.it/enciclopedia/tisi-benvenuto-detto-garofalo_%28Dizionario-Biografico%29

Inventario
Palatina 1912/5

L’opera proviene dalla collezione del cardinale Leopoldo de’ Medici, dove, in un inventario del 1675, era indicata come «Busto del Salvatore». Si tratta invece della raffigurazione dell’apostolo Giacomo, definito “il Maggiore” per distinguerlo da Giacomo di Alfeo, “il Minore”.

L’errata interpretazione ha tuttavia un fondamento: Giacomo, infatti, nella tradizione iconografica è rappresentato con caratteristiche assimilabili sia al fratello Giovanni, l’apostolo prediletto di Gesù, sia a Cristo stesso: giovane, chiaro di barba e capelli, con un taglio “alla nazzarena”. Il dipinto, inoltre, presenta il Santo a mezzo busto, posto di tre quarti rispetto all’osservatore, dotato di un bastone al pari di alcune rappresentazioni coeve di “Cristo portacroce” e intento a indicare con l’indice della mano destra la splendida miniatura alle sue spalle, raffigurante la cattura notturna di Gesù nell’Orto degli Ulivi.

Ma, superato l’equivoco dell’identità, il bastone può essere chiaramente riconosciuto come un bordone da pellegrino, l’attributo che l’iconografia classica assegna a Giacomo in quanto ausilio al lungo cammino compiuto dai pellegrini in Galizia, nel nord-ovest della Spagna, per recarsi sulla sua tomba.

Sotto il profilo stilistico il dipinto appare ispirato a prototipi raffaelleschi ed è certamente riferibile agli anni in cui Garofalo lavora insieme a Dosso Dossi alla realizzazione dell’importante Polittico Costabili (Ferrara, Pinacoteca Nazionale).

Diverse corrispondenze, infatti, legano il San Giacomo all’intenso capolavoro nato dalla collaborazione dei due artisti, a partire dal notturno sullo sfondo, che trova un parallelo nell’atmosfera lunare presente nei quattro scomparti laterali del polittico ferrarese.

Tuttavia la controversa datazione di quest’ultimo, oggi generalmente ascritta al biennio 1513-14, ha di conseguenza determinato per lungo tempo anche un’incertezza sulla data di realizzazione del San Giacomo, probabilmente circoscrivibile al secondo decennio del Cinquecento.

Testo
Francesca Passerini