Ritratto di Faustina Maggiore

Arte romana
Data
metà del II secolo d.C.
Collezione
Collocazione
Antiquarium di Villa Corsini a Castello
Tecnica
Marmo lunense
Dimensioni
h. cm 80 (parte antica cm 31)
Inventario
1914 n. 346

La scultura rappresenta Anna Galeria Faustina, moglie dell’imperatore Antonino Pio, detta Maggiore per distinguerla dalla figlia omonima, moglie del successore del padre, Marco Aurelio (161-180 d.C.). Il ritratto afferisce al cosiddetto tipo “Dresda”, caratterizzato da una maggior raffinatezza dell’acconciatura detta “a turbante” o “a torre”, che caratterizza comunque tutti e tre i tipi ritrattistici noti per questa imperatrice. Il volto è qui incorniciato da una frangia piatta divisa in due sezioni ondulate e simmetriche, sormontata da due ciocche attorcigliate su se stesse, in forma di rosetta; sul retro i capelli, suddivisi in quattro spire di trecce, sono raccolti in una elaborata spirale verso la sommità della testa a formare una torre. Si tratta di fatto di un’evoluzione delle pettinature a turbante già ricorrenti nella prima età adrianea, turbante che tuttavia con Faustina diventa più regolare e rastremato verso l’alto. Per quel che attiene la datazione del pezzo, sebbene la consonanza con l’archetipo, ideato probabilmente nel 138 d.C., in occasione della sua nomina ad Augusta, sia evidente, la resa dei tratti somatici del volto della sovrana, più morbidi rispetto alla precisa definizione e quasi durezza dei lineamenti dei suoi ritratti eseguiti in vita, induce a pensare ad una raffigurazione postuma.

Le forme più severe e contenute dell’acconciatura di Faustina Maggiore rispetto ai canoni precedenti si inseriscono, come anche la ripetitività del tipo ritrattistico del marito, in una precisa scelta propagandistica, intendendo assurgere a simboli dell’ordine e del rigore morale che il nuovo corso del Principato voleva incarnare. Allo stesso modo la costanza e la frequenza della rappresentazione di Faustina Maggiore, sia da sola, sia in connessione col marito, era chiaramente tesa a simboleggiare la stabilità del potere imperiale e la continuità del sistema dinastico, del quale la diva Faustina sarebbe presto divenuta il nume tutelare, data la sua morte e divinizzazione poco dopo la salita al potere del consorte, nel 141 d.C.

La tardiva identificazione, negli anni ’30 del Novecento, della donna ritratta con l’imperatrice Faustina Maggiore, ha reso complesso ricostruire la storia collezionistica dell’opera, presente con sicurezza nelle collezioni delle Gallerie degli Uffizi almeno dal 1914.