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Ercole in riposo

Autore
Arte romana
Data
metà II secolo d.C.
Collocazione
Cortile dell'Ammannati
Tecnica
Marmo di Carrara
Dimensioni
cm. 293 (altezza)
Iscrizioni

ΛΥΣΙΠΠΟΥ ΕΡΓΟΝ  (“Opera di Lisippo”)

Inventario
Inv. OdA 1911 n. 608

Ercole è rappresentato appoggiato alla clava, mentre con la mano destra, portata dietro la schiena, regge i pomi del giardino delle Esperidi, la cui conquista è riportata tra le sue celebri imprese note come le “dodici fatiche”. La pelle di leone e le forme del corpo vigorose, insieme alla clava, sono gli attributi che consentono di identificarlo senza incertezze come il mitico eroe. L’esemplare fiorentino è una replica del tipo statuario noto come “Ercole Farnese” realizzato dallo scultore Lisippo nella seconda metà del IV secolo a.C. e così denominato perché la copia più celebre - oggi al Museo archeologico nazionale di Napoli - fu un tempo posseduta dalla nobile famiglia dei Farnese. L’iscrizione riprodotta sul sasso su cui si puntella la clava rimanda all’autore del prototipo originario. La statua giunse a Firenze nel 1570, quattro anni dopo la sua scoperta a Roma fra le rovine del palazzo imperiale sul Palatino. Acquistata a caro prezzo dal granduca Cosimo I, l'opera fu affidata allo scultore Valerio Cioli per i restauri delle parti mancanti, come il naso, i genitali ed alcune parti delle mani. Cosimo I ebbe una particolare predilezione per la figura di Ercole, al punto da riprodurla sul proprio sigillo e su medaglie, identificandosi nell’eroe e immaginando le fatiche di questo come metafora delle proprie imprese - Ercole del resto era già legato a Firenze da una serie di leggende elaborate tra il XV secolo e la prima metà del successivo, in cui figurava come il mitico fondatore della città. Nelle intenzioni del granduca, il grande corpo spossato dell'eroe in riposo sarebbe dovuto diventare così simbolo delle fatiche cui l'uomo di potere sceglie di sottoporsi in nome della giustizia. Alcuni dettagli della lavorazione suggerirebbero una datazione alla seconda metà del II sec. d.C., infatti la forma del volto e la disposizione delle ciocche sulla fronte presentano alcune analogie con l'ultimo ritratto ufficiale dell’imperatore Commodo (180-192 d.C.), anch'egli propenso ad utilizzare a scopi propagandistici la figura dell'eroe al punto da pretendere di farsi chiamare ”Ercole romano”: è possibile, tuttavia, che questa vicinanza ai tipi ritrattistici del figlio di Marco Aurelio, più che ad una rilavorazione effettuata in antico, sia piuttosto da imputarsi all’opera di restauro subita dal volto in età moderna.

 

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