Dioniso e Ampelo

Pierino da Vinci (Vinci 1530 c. – Pisa 1553)
Data
1548 - 1550 c.
Collezione
Collocazione
Primo Corridoio (A2)
Tecnica
Marmo di Carrara (in pentelico la parte originale)
Dimensioni
155 cm (altezza della parte antica)
Bibliografia

Bronzino. Pittore e poeta alla corte dei Medici, Catalogo della mostra di Firenze, 2010, pp.228-229, n°IV.13 (C. Pizzorusso) e bibliografia precedente.

Inventario
1914 n. 241

A causa delle numerose integrazioni cinquecentesche, questo pezzo può essere considerato alla stregua di un’opera moderna: solo il torso, acefalo e privo di braccia, che si conserva fino all’altezza delle ginocchia, è infatti un reperto originale di produzione antica, identificato oggi come una copia del più famoso “Narciso di Pompei”. Attribuito nel Settecento alla mano di Michelangelo, il riadattamento della scultura è in realtà opera di Pierino da Vinci, nipote del più celebre Leonardo: questi integrò la parte antica come un Dioniso, dio del vino e dell’ebbrezza, affiancandogli il giovane Ampelo, suo amato, che, secondo il mito, dopo la morte prematura fu da lui tramutato nel primo tralcio di vite. L’opera è testimoniata in Galleria fin dal 1587, e in origine doveva esser stata pensata come decorazione di una fontana pubblica, come attesta il foro per la fuoriuscita dell’acqua presente nella parte inferiore, anche se l’assenza di corrosioni, sedimentazioni e tracce metalliche lascia pensare che non sia mai stata posta in opera.

Testo
Fabrizio Paolucci