Vanessa Beecroft, Autoritratto. VBSS 03 MP
Vanessa Beecroft, Autoritratto. VBSS 03 MP

Autoritratto, VBSS 03 MP

Vanessa Beecroft (Genova 1969)
Data
2006
Collezione
Tecnica
Digital e-print (edition of 10)
Dimensioni
76 x 59 cm
Inventario
1890 n. 10578

Il lavoro di Vanessa Beecroft ruota attorno al tema del corpo femminile, protagonista di eventi performativi site specific nella forma del tableau vivant. I corpi delle modelle (più di rado, modelli), talvolta vestite, spesso nude, sono disposte in calibratissime coreografie che puntano a suscitare riflessioni sull’estetizzazione della realtà del nostro mondo contemporaneo e sull’ossessione per la perfezione e per un preciso standard di bellezza fisica, esaltato nel mondo occidentale dalla società dei consumi e dalla moda.

Le serie di fotografie e i video estendono la durata delle performance, necessariamente circoscritte a uno spazio e a una durata limitata: molto più che semplice documentazione, sono opere di per sé che l’Artista numera progressivamente con le iniziali sue e quelle del progetto di riferimento. Così VBSS rimanda a uno dei momenti più controversi del percorso artistico della Beecroft, il progetto South Sudan avviato nel 2005 nel corso di un viaggio in Darfur, per girare, in un orfanotrofio, il documentario The Art Star and the Sudanese Children.

L’Artista si autoritrae vestita di un lungo abito bruciato al fondo. Richiamando esplicitamente l’iconografia di una Madonna rinascimentale, allatta al seno due gemelli che tenterà, senza successo, di adottare. Ugualmente ispirate al repertorio iconografico cristiano sono le altre fotografie VBSS (donne di colore con bambini in grembo, figure maschili come Crocifissi): con queste immagini, e con la perfomance alla Biennale di Venezia del 2007, la Beecroft ha inteso denunciare l’orrore della guerra del Darfur. Il progetto non ha mancato di suscitare perplessità circa la genuinità dell’operato dell’artista e critiche anche molto accese: resta qui la perturbante perfezione di una immagine curatissima e patinata, come una foto di alta moda.

L’opera è stata donata dall’Artista agli Uffizi nel 2010.

Testo
Francesca Sborgi