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Beata Umiltà e storie della sua vita

Autore
Pietro Lorenzetti (Siena, documentato dal 1306 al 1348)
Collezione
Collocazione
Sala 3
Tecnica
Tempera su tavola, fondo oro
Dimensioni
257 x 168 cm
Inventario
Inv. 1890 nn. 6120-6126, 6129-6131, 8347

La pala d’altare è una icona agiografica, una tipologia di dossale in uso fin dal XIII secolo, composta dall’immagine di un santo o della Vergine a figura intera, circondata da riquadri con storie della relativa leggenda. Il polittico del senese Pietro Lorenzetti illustra la vita della Beata Umiltà (1226-1310), una nobildonna originaria di Faenza che in età avanzata si fece monaca e, giunta a Firenze, fondò un monastero di regola vallombrosana. La beata è raffigurata con l’abito dell’ordine, il libro e una foglia di palma, simbolo di gloria; ha la testa coperta da una pelle d’agnello, emblema di umiltà e suo peculiare attributo iconografico. In basso a sinistra è inginocchiata una donna in preghiera, verosimilmente la committente del dipinto. Nelle storie circostanti è narrata la vicenda della Beata, dal momento in cui, ancora laica, decise di vestire l’abito monacale, ai miracoli compiuti nel cenobio a Faenza, al suo viaggio a Firenze – dove nel 1282 fondò il monastero di San Giovanni Evangelista subito fuori la cerchia muraria cittadina – fino alla morte e alle esequie celebrate dal vescovo. La narrazione vivace degli episodi, ambientati entro scorci architettonici e paesaggistici dove non mancano dettagli derivati dall’osservazione della realtà, è chiara e didascalica, ricordandoci la funzione didattica svolta dalle immagini in un’epoca in cui la conoscenza della scrittura era patrimonio di pochi. La pala d’altare è stata smembrata ed è oggi priva della cornice, di due cuspidi e di due riquadri istoriati, questi ultimi conservati a Berlino (Staatliche Museen, Gemäldegalerie). Rimase nella chiesa di San Giovanni Evangelista fino circa al 1529, quando le monache dovettero abbandonare il convento per l’assedio di Firenze da parte delle truppe imperiali. Dopo vari spostamenti le Donne di Faenza – così erano chiamate – giunsero nel monastero di San Salvi, dove portarono con sé gli arredi più preziosi del loro insediamento d’origine, fra cui l’icona della Beata Umiltà dipinta da Pietro Lorenzetti.