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Santa Maria Maddalena

Francesco d’Ubertino di Bartolomeo Verdi detto Bachiacca (Firenze 1494 – 1557)

Data
1525-1530 ca.
Collocazione
Sala di Prometeo
Tecnica
Olio su tavola
Dimensioni
51, 5x42,5 cm
Inventario
Palatina 1912 n. 102

Maddalena è presentata a mezza figura e di tre quarti, lo sguardo rivolto allo spettatore mentre mostra un vaso in onice, attributo a lei spesso abbinato con riferimento al passo evangelico (Luca 7,38) in cui si narra che la donna, dopo aver lavato i piedi di Gesù con le sue lacrime, li unse con olio profumato. La veste di damasco rosso, a contrasto col verde acido del fondo, è tagliata al gomito per lasciar trasparire la camiciola bianca mentre collo e maniche sono guarniti in pelle di lupo cerviero (lince). La catena d’oro e il gioiello appuntato sulla testa completano l’elegante mise della santa, presentata secondo modi propri della ritrattistica privata di primo Cinquecento (taglio a mezzobusto che include le mani, inquadratura ravvicinata, abbigliamento alla moda) e questa scelta ha portato alcuni studiosi a ritenere che sotto le spoglie di Maddalena si celi l’effigie di una nobildonna a oggi non meglio identificata. Di fatto, che il pittore abbia orchestrato l’immagine giocando sull’ambiguità tra sacro e profano è suggerito anche dall’espressione di sottile complicità dello sguardo e nel sorriso appena accennato, nel quale non si fatica a riconoscere l’ombra lunga proiettata fin dentro i decenni centrali del secolo dai ritratti di Leonardo da Vinci, sotto il cui nome, peraltro, questo dipinto era rubricato negli inventari medicei seicenteschi. In questa immagine capziosa Bachiacca, pittore tra i più eccentrici di primo Cinquecento, lascia alle spalle le iniziali esperienze peruginesche per approfondire il dialogo con la pittura fiamminga e misurarsi a suo modo con alcune invenzioni di Michelangelo, in particolare con la serie grafica di “teste divine”, cioè volti ideali incorniciati da acconciature elaboratissime (a loro volta desunte dalla moda delle eroine antiche in marmo tardo quattrocentesche) che ispirarono ai pittori contemporanei una vasta gamma di derivazioni.

Bibliografia

 

L.Aquino, scheda in I dipinti della Galleria Palatina e degli Appartamenti Reali, Le scuole dell’Italia Centrale 1450- 1530, Firenze 2014, scheda 22 pp.97-100 (con bibliografia precedente).

Testo di
Anna Bisceglia
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