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Pomeriggio a Fiesole (Autoritratto)

Autore
Baccio Maria Bacci (Firenze, 1888 – Fiesole, 1974)
Data
1926-29
Tecnica
Olio su tela
Dimensioni
cm 224,5 x 180
Inventario
1890 n. 9686

In un tranquillo dopo pranzo, quattro amici si intrattengono attorno al tavolo, in un soggiorno di una casa che facilmente si riconosce essere quella del pittore, a Fiesole, nei dintorni di Firenze: insieme a Bacci, che si autoritrae seduto, sulla destra, con il cane di fronte, sono presenti l’artista Guido Peyron, che imbraccia la chitarra, e le loro rispettive mogli.

Nato in una famiglia di artisti, Baccio Maria Bacci, dopo esordi vicini alle avanguardie internazionali, la partecipazione attiva al Futurismo e alcuni significativi soggiorni a Parigi e in Svizzera, si stabilisce, reduce dalla Prima Guerra Mondiale, a Fiesole. I riferimenti della sua ricerca sono - in questo periodo -  la tradizione più antica, rinascimentale, e quella, più recente, macchiaiola, l’una e l’altra fonti di ispirazione per una pittura di salda e armonica impostazione spaziale e volumetrica. Alla Primaverile fiorentina del 1921, dove è presente con una sala personale, la critica apprezza il suo “purificato naturalismo” e ne evidenzia la volontà di “restituire alla pittura quegli elementi decorativi, architettonici, stilistici che l’effimera e parziale estetica dell’impressionismo aveva banditi” (Mario Tinti). La sua produzione prosegue, per tutti gli anni Venti, nell’ambito del “Gruppo Novecentesco toscano”, nel segno di quel particolare classicismo che rinnova la tradizione macchiaiola con valori di sintesi di matrice novecentesca.

“Pomeriggio a Fiesole” è opera emblematica di questi valori e del concepire il quadro, come già evidenziato dal Tinti nel 1921, “come espressione totale – storia, poema, romanzo”. I diversi generi pittorici, il ritratto, la natura morta sul piano del tavolo rappresentato in scorcio, la scena di genere, la pittura del rasserenante paesaggio dei colli fiorentini cui si affaccia la stanza, sono qui tenuti assieme da una solidissima tenuta plastica e da una calda luce presa dal vero, armonicamente distribuita su tutta la composizione.Il dipinto è stato donato alla Galleria degli Uffizi da Francesco, Lorenzo e Quirina Bacci, figli dell’artista, nel 1981, in occasione delle celebrazioni del IV Centenario della Galleria.