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Anello con pietra incisa

Autore
Arte romana (intaglio); orafo fiorentino (montatura)
Data
I-II secolo d.C. (intaglio) 1539-1543 ca. (montatura)
Tecnica
onice inciso, oro con tracce di smalto
Dimensioni
mm 49 x 55
Inventario
Depositi 95

L’anello, in oro finemente cesellato, presenta un cerchio a nastro che si congiunge a un castone di forma ovale, ornato sul retro da un fiore a cinque petali. Nel castone è montato un intaglio in nìccolo (da onychĭnus “di onice”) raffigurante due mani destre congiunte, sormontate da due cornucopie e da un cratere su cui poggia un uccello dalla lunga coda e dal becco ricurvo, identificabile con un pappagallo. Lo strato superiore della pietra è di color bigio-ceruleo chiaro; l’inferiore è nero, con toni bruni.

Il gioiello fu rinvenuto nel sepolcro di Eleonora di Toledo nel corso delle ricognizioni effettuate nel 1857 nelle tombe medicee presso la basilica fiorentina di San Lorenzo. Trasferito al Museo Nazionale del Bargello nel novembre del 1948, esso passò poi nell’attuale sede espositiva. Il monile è tra i pochi esempi di oreficeria profana dell’età di Cosimo I de’ Medici, marito di Eleonora, sopravvissuti alle dispersioni e distruzioni che, nel corso dei secoli, hanno interessato la quasi totalità degli ornamenti preziosi appartenuti ai primi duchi di Firenze.

L’anello fu sicuramente un dono di Cosimo ad Eleonora, risalente a un periodo prossimo a quello del loro matrimonio, celebrato per procura a Napoli nel marzo del 1539. Lo dimostra la singolare iconografia della pietra. Fin dall’antichità il motivo delle cornucopie associato a quello delle due mani intrecciate, il cosiddetto dextrarum iunctio, fu un simbolo nuziale e più in generale un emblema di buon augurio, di unione e fedeltà. Si può supporre che proprio in virtù del suo particolare valore affettivo, Eleonora scelse di non separarsi dal monile nemmeno dopo la morte. L’attaccamento della duchessa nei confronti di questo gioiello è ben testimoniato anche dallo splendido ritratto di Agnolo Bronzino della Národní Galerie di Praga, in cui ella porta il piccolo anello al dito mignolo della mano destra. La cronologia del dipinto, in genere ricondotto dalla critica al 1543, fornisce un sicuro termine ante quem per la realizzazione della montatura in oro, eseguita verosimilmente da un orafo fiorentino. Ad officina romana del I-II secolo d.C. può essere invece ricondotta la gemma, confrontabile per lo stile dell’incisione e il tipo di raffigurazione con un nìccolo incastonato in un anello d’oro del I secolo d.C. conservato nel Royal Coin Cabinet dell’Aja.