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San Giovanni Battista

Autore
Andrea del Sarto
Data
1523 circa
Collocazione
Sala di Giove
Tecnica
olio su tavola
Dimensioni
94 x 68 cm
Inventario
Palatina n.272

Nel far emergere dallo sfondo scuro l’aitante figura scultorea di un giovane San Giovanni Battista, investita da una luce intensa e avvolgente, Andrea del Sarto sembra voler fare riferimento direttamente a questo passo iniziale del Vangelo di Giovanni, nel quale si delinea il ruolo del Battista quale precursore di Cristo e profeta della sua venuta.“Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce". GV 1, 6-8

Conscio di questa missione, il santo raffigurato da Andrea nel quadro della Palatina si erge fiero, in piedi a mezzo busto dietro una formazione rocciosa che simula quasi una mensa sacra. Essa è seminascosta da uno panneggio rosso brillante su cui il Battista poggia la mano che tiene arrotolato il tradizionale cartiglio con l'iscrizione "Ecce Agnus Dei" ("Ecco l'Agnello di Dio"), alludente al sacrificio di Cristo sulla croce.

A Firenze la tradizione figurativa ha riservato da sempre grande spazio a questo santo, patrono della città e protettore di varie corporazioni di arti e mestieri (ad esempio dei pellicciai, dei sarti e dei cardatori di lana), e a lui sono stati dedicati interi cicli decorativi. Tra questi casi s'inserisce anche il dipinto di Andrea del Sarto, la cui committenza è legata al nome del ricco banchiere fiorentino Giovanni Benintendi. Costui, desideroso di celebrare il proprio santo omonimo e il sacramento del Battesimo, che istituisce anticipando il ministero di Cristo, incaricò un gruppo di artisti per la realizzazione di dipinti su tavola da inserire in una spalliera lignea posta ad ornamento dell’anticamera del suo palazzo. Il San Giovanni Battista doveva essere il fulcro del complesso decorativo, di cui faceva parte anche l'Adorazione dei Magi di Pontormo (esposta sempre in Palatina, nella Sala di Prometeo). La tavola fu poi donata a Cosimo I nel 1553 ed entrò così a far parte delle collezioni medicee.

 

Andrea del Sarto riunisce gli attributi del Battista nella parte inferiore del quadro, sfruttando l'appoggio della roccia: la scodella in semplice terracotta utilizzata per battezzare Gesù e gli altri neofiti nel fiume Giordano, la pelle di cammello che gli cinge la vita e l'umile crocifisso ricavato dalla sovrapposizione di due canne. Sono i simboli degli anni di penitenza e preghiera trascorsi da Giovanni nel deserto, sui quali molto si soffermano le fonti agiografiche e le numerose biografie in volgare dedicate al santo e pubblicate sul finire del XV secolo..

La resa naturalistica del volto del Battista trae origine da una pratica consueta di Andrea, quella di studiare dal vivo i modelli per le proprie opere, anticipandole con una nutrita serie di disegni preparatori a matita nera o rossa, che indagano sottilmente la posizione e la resa espressiva. La bellissima testa del giovane, con lo sguardo orgoglioso su cui spicca una folta capigliatura ricciuta, e il suo nudo guizzante e asciutto riflettono l’impressione formidabile del David michelangiolesco.