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Afrodite Cnidia

Autore
Arte romana
Data
I secolo d.C.
Collocazione
Galleria delle Statue
Tecnica
Marmo pentelico (parte antica); marmo di carrara (integrazioni moderne)
Dimensioni
199 cm (altezza)
Inventario
OdA 1911 n. 670

L’opera rappresenta Afrodite, dea della bellezza, colta subito prima di concedersi un bagno o nell’attimo successivo, mentre, completamente nuda, si copre il pube allo sguardo dell'osservatore. Questa rappresentazione della dea è nota con il nome di “Afrodite Cnidia”, poiché l'originale era stato realizzato dallo scultore greco Prassitele nei decenni centrali del IV secolo a.C. per un santuario situato a Cnido, sulla costa dell’Asia Minore, e dedicato ad Afrodite Euploia, ovvero Afrodite “che concede una buona navigazione”. La connessione tra la dea e l'elemento dell'acqua venne abilmente elaborata dall'artista ateniese in questa immagine di grande sensualità, che riscosse un meritato successo - documentato da numerosissime repliche note di tutte le dimensioni – e che fu considerata dagli antichi un capolavoro insuperato nell’arte della scultura. “Tutta la sua bellezza è scoperta, non ha veste intorno, è nuda, se non che con l'una mano cerca di ricoprire il pudore. Tanto poté lo scultore con la sua arte, che la pietra così ripugnante e dura pare morbidissime carni” scriveva Luciano di Samosata a proposito dell'opera ancora nel II sec. d.C., a testimoniare una lunga e ininterrotta ammirazione. La replica fiorentina, databile al I sec. d.C., pur riproponendo con una certa verosimiglianza l’iconografia del celebre modello prassitelico, non riesce tuttavia a restituire la resa morbida ed elastica del modellato, che costituiva il principale motivo di apprezzamento dell’originale. L'opera è forse presente a palazzo Pitti, nella sala delle nicchie, già dal 1568. Ai numerosi interventi di integrazione moderna - il braccio sinistro e parte del destro, le gambe sotto al ginocchio, la parte inferiore delle gambe ed infine il vaso che fa da sostegno insieme ad un altro elemento di minori dimensioni - si unisce in questo caso una riapplicazione non perfettamente corretta della testa, il che ne determina una inclinazione leggermente diversa da come doveva figurare in antico.

 

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