Afrodite Cnidia

Arte romana
Data
I secolo d.C.
Collocazione
Galleria delle Statue
Tecnica
Marmo pentelico (parte antica); marmo di carrara (integrazioni moderne)
Dimensioni
199 cm (altezza)
Bibliografia

M. C. Monaco in G. Capecchi, D. Heikamp, A. Fara, V. Saladino, Palazzo Pitti. La reggia rivelata, Catalogo della mostra (Firenze, Palazzo Pitti, 7 dicembre 2003-31 maggio 2004), Firenze 2003, p. 576, n. 124.

 

Inventario
OdA 1911 n. 670

L’opera rappresenta Afrodite, dea della bellezza, colta subito prima di concedersi un bagno o nell’attimo successivo, mentre, completamente nuda, si copre il pube allo sguardo dell'osservatore. Questa rappresentazione della dea è nota con il nome di “Afrodite Cnidia”, poiché l'originale era stato realizzato dallo scultore greco Prassitele nei decenni centrali del IV secolo a.C. per un santuario situato a Cnido, sulla costa dell’Asia Minore, e dedicato ad Afrodite Euploia, ovvero Afrodite “che concede una buona navigazione”. La connessione tra la dea e l'elemento dell'acqua venne abilmente elaborata dall'artista ateniese in questa immagine di grande sensualità, che riscosse un meritato successo - documentato da numerosissime repliche note di tutte le dimensioni – e che fu considerata dagli antichi un capolavoro insuperato nell’arte della scultura. “Tutta la sua bellezza è scoperta, non ha veste intorno, è nuda, se non che con l'una mano cerca di ricoprire il pudore. Tanto poté lo scultore con la sua arte, che la pietra così ripugnante e dura pare morbidissime carni” scriveva Luciano di Samosata a proposito dell'opera ancora nel II sec. d.C., a testimoniare una lunga e ininterrotta ammirazione. La replica fiorentina, databile al I sec. d.C., pur riproponendo con una certa verosimiglianza l’iconografia del celebre modello prassitelico, non riesce tuttavia a restituire la resa morbida ed elastica del modellato, che costituiva il principale motivo di apprezzamento dell’originale. L'opera è forse presente a palazzo Pitti, nella sala delle nicchie, già dal 1568. Ai numerosi interventi di integrazione moderna - il braccio sinistro e parte del destro, le gambe sotto al ginocchio, la parte inferiore delle gambe ed infine il vaso che fa da sostegno insieme ad un altro elemento di minori dimensioni - si unisce in questo caso una riapplicazione non perfettamente corretta della testa, il che ne determina una inclinazione leggermente diversa da come doveva figurare in antico.

 

Testo
Alessandro Muscillo